Il senso del dovere

C’era una volta l’Italia, culla della Cultura (e in parte della Civiltà) Europea. C’era. Tanto, tantissimo tempo fa: all’epoca dell’Impero Romano, negli anni della Belle Epoque giolittiana. Sulle ceneri della Prima Guerra Mondiale “l’Italia s’è desta” a stento per finire nel baratro del post secondo conflitto bellico. Altro che bum economico e tesoretto; la realtà dei fatti è che il Bel Paese è uscito doppiamente randellato dal fuoco mondiale perdendo di credibilità Politica ed Istituzionale. Fermiamoci un attimo a riflettere. La Germania non ha certo vinto la Seconda Guerra Continentale, anzi: è stata divisa, smembrata, additata e accartocciata. Eppure. Eppure oggi è qui a dettare legge in Europa, ad umiliarci a suon di Spread ed arringhe pubbliche mentre noi non siamo neppure in grado di avere un Governo a novanta giorni dalle elezioni. Perché? Perché il popolo tedesco ha un orgoglio nazionalista che noi ce lo sogniamo, una capacità di far fronte comune durante le avversità encomiabile. La Germania, per i suoi abitanti, viene prima di qualsiasi cosa e contro di lei possiamo vincere (con grande soddisfazione) solo sul campo da calcio nonostante l’ultimo infelice confronto diretto. A finire sotto la lente d’ingrandimento è il nostro senso del dovere; mentre a Berlino e dintorni son ripartiti a mille per “dimenticare” il nazismo concentrandosi solo sul lavoro e sull’imprenditoria, noi oggi siamo qui a festeggiare il reddito di cittadinanza. Siamo scollati tra una generazione che continua a tirare la carretta senza poter andare in pensione e un’altra che ambisce al posto fisso che non c’è. E poi, c’è la Politica dove l’unica legge che regna sovrana è quella del “chi alza più la voce vince” a suon di slogan e di vane promesse. Continuo a pensare di vivere nel Paese più bello del mondo e che il rispetto per la nostra Nazione dipenda solo da noi stessi: “abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”.

di Michela Trada

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