La felicita’ e’ la luce che ognuno ha in se’

Racconta una favola, Alessandro Campo. E, come ogni storia, inizia con “C’era una volta…”.
Quello che narra, però, è semplicemente la sua vita, condivisa insieme a una ‘compagna’ che ha incontrato a soli diciotto anni: la sua malattia rara.
Ora di anni ne ha quaranta e di tempo ne è passato dal giorno in cui ha scoperto di essere affetto da quella assurda patologia; ma se è di rarità che dobbiamo parlare, ciò che Alessandro ha di veramente raro è una voglia di vivere che abbatte i limiti imposti dalla malattia, che è incomprensibile da chi, pur essendo sano, non riesce a sorridere allo stesso modo. Una voglia di vivere che è l’indiscussa protagonista della storia che, attraverso la sua esperienza, Alessandro racconta e “utilizza” per tramandare la sua energia, il suo modo propositivo di vivere la più pura essenza dell’esistenza.
Alessandro non parla: non riesce, non può. Ma è proprio attraverso il suo “silenzio” che riesce a comunicare e a trasmettere la lezione di vita più grande: Alessandro diffonde la sua prospettiva di vita scrivendo. Alessandro comunica vivendo. Comunica con la sua gioia per una passeggiata, comunica con il suo sorriso sempre presente.
È comprensibile la domanda “Come fai a sorridere sempre?” che gli pongono continuamente coloro che lo incontrano. Noi ne saremmo capaci, se ci capitasse quello che ha colpito Alessandro? Ma soprattutto, ne siamo capaci nella nostra comoda esistenza?
Quando Alessandro racconta la sua quotidianità, si rischia di sentirsi in colpa. «Non mi manca niente per essere felice e sorridere. Le gioie della vita le trovo nelle cose semplici, quelle che per molti possono sembrare banali per me sono il sorriso. Molte volte mi sono chiesto perché proprio a me. La risposta credo sia nella consapevolezza che ho preso, che è un dono la mia malattia rara».
E la sua risposta arriva come un pugno in viso, che ha, però, la stessa delicatezza di una carezza. E un po’ pulsa il senso di colpa a pensare che noi, nella nostra salute, lasciamo scorrere i giorni senza fermarci, le sere senza chiederci se abbiamo sorriso abbastanza, se abbiamo goduto sufficientemente e nella maniera giusta delle piccole cose quotidiane. E la risposta, anche se si fa fatica ad ammetterlo, è quasi sempre no.
La gioia di vivere che caratterizza Alessandro è talmente impetuosa e grande che è come se il suo fosse un fisico bisogno di condividerla con gli altri: al punto da aver fondato un’Associazione, “Armonia”, di cui Alessandro è “Happy Coach”. La filosofia di “Armonia” sta tutta nella frase che racchiude la sua missione: «Tu sei perfetto e puoi fare tutto quello che desideri, osserva la bellezza che ti circonda con il cuore , il risultato è la felicità, è… Armonia». L’Associazione nasce anche dall’incontro con Virna, sua attuale moglie: «Quando ci siamo incontrati, non sapevamo di aver un obiettivo comune: costruire un ponte tra le diverse abilità»; il suo ruolo, invece, quello di Happy Coach nasce dal suo bisogno e dalla sua capacità di «ascoltare il corpo delle persone. Un ascolto che mi permette di studiare il motivo di quei sintomi che causano dolore o problematiche di diverse tipologie. Perché noi non siamo solo corpo. Io stesso non sono solo ciò che gli altri vedono: dentro di me c’è molto di più. Questo è il pensiero positivo, il primo, grazie al quale ho avuto la forza di uscire dal buio in cui mi stava affossando la malattia. Da quel momento sono entrato in contatto con la luce che ho dentro e ho sentito il desiderio di aiutare gli altri a conoscere quella che contengono. Perché ognuno di noi sa illuminarsi e illuminare e proprio per questo deve imparare ad amarsi per ciò che è. È solo attraverso questo amore che possiamo essere felici».
Alessandro cammina poco e, quando si ferma, ha bisogno di un appoggio. Ma con la forza del suo spirito ci ha superati tutti. Sta percorrendo da solo questo faticoso percorso, mentre noi, da dietro, lo guardiamo e lo ammiriamo e ci chiediamo come sia possibile tanta energia in una malattia. Ma continuiamo ad andare lenti, a fermarci quando crediamo di essere stanchi, sentendoci annoiati, senza riuscire a trovare stimoli.
Alessandro non conosce il nome della sua malattia. I medici non hanno ancora saputo battezzarla. Ma, sicuramente, quello che ha Alessandro all’interno del suo corpo, della sua anima, del suo cuore, della sua testa, non è solo una malattia rara, è un qualcosa di più grande che tutti abbiamo ma che raramente riusciamo a dimostrare: la Vita.

Rispondi