Matera, dopo i “sassi” la Cultura con l’assegnazione del titolo di capitale europea

Passati i tempi in cui la geografia era un’opinione, oggi di lei tutti sanno che è una città della BASILICATA e che è famosa per “i Sassi”, che non sono quelli che Pollicino lasciava dietro ai suoi passi, bensì un vero e proprio nucleo urbano scavato nella roccia che spesso ha fatto da scenario a film di tema prevalentemente biblico.
Parliamo di Matera, la terza città più antica del mondo (dopo Aleppo e Gerico), eletta Patrimonio Mondiale dell’Unesco nel 1993 e proclamata Capitale Europea della Cultura 2019, portando notorietà ed elogi a una terra che era sempre rimasta, silenziosa e timida, nel suo angolino anonimo.
Ciò che non tutti sanno è che per Matera questo successo fa rima con riscatto e ascoltare la storia di questa città regala una buona dose di ottimismo con cui guardare alla vita nelle sue varie sfaccettature.
Erano gli Anni ‘40 quando Carlo Levi, nel libro “Cristo si è fermato a Eboli”, denunciava lo stato di degrado in cui versavano quelle ventimila persone che sovraffollavano I Sassi: uomini e animali stipati in case grotta, condizioni igienico-sanitarie molto precarie, mortalità infantile, che valsero alla città il titolo di Vergogna d’Italia. A quell’epoca la condizione di grave arretratezza di Matera divenne di interesse nazionale e diverse grandi personalità si adoperarono per estirpare questo male.
Verso gli Anni ‘50 Alcide De Gasperi ordinò lo sgombero dei Sassi e tutti gli abitanti vennero trasferiti in nuovi rioni dotati dei servizi indispensabili per vivere.
I Sassi divennero così una città fantasma di cui i materani stessi si vergognavano, tanto da chiudere ogni spiraglio da cui potessero essere intravisti.
È nel 1986 che i Sassi conoscono una nuova alba, con la legge che abilita i cittadini ad abitare i vecchi rioni per farli rivivere.
Da qui, comincia una rivalutazione, un ritorno ai luoghi in cui erano rimasti intatti mille ricordi.
Il regalo più grande che si potesse mai fare a quegli antenati che tanto soffrirono, in quell’epoca di tremenda povertà, è stato fatto: quelle vecchie dimore sono oggi gioielli di architettura (diventati case o strutture ricettive di lusso) in cui passato, presente e futuro magicamente si mescolano e turisti da tutto il mondo rimangono a bocca aperta davanti all’atmosfera surreale che si respira in questo eterno presepe.
Il New York Times la considera “il segreto meglio conservato” e la inserisce tra le mete da visitare nel 2018.
Matera ti avvolge in un delicato abbraccio ed è come se il tempo si fermasse proprio lì: in quell’intelligente groviglio di case scavate nel tufo dove i tetti delle case sono strade o pavimentazioni di abitazioni sovrastanti, in quei labirinti naturali che si stendono lungo i dirupi di una profonda valle (la Gravina), nelle 150 chiese rupestri abbellite con numerosi affreschi, tutto in armonico dialogo con il paesaggio circostante.
L’unicità di Matera risiede anche nella continua presenza umana, che senza interruzione copre tutte le età dell’uomo, dal Paleolitico ad oggi.
È ridente, fiera e maestosa, oggi, Matera e ogni angolino di questo “paesaggio culturale” ci insegna che dopo un momento di difficoltà non solo ci si può rialzare ma si può anche splendere come mai nessuno avrebbe pensato.
Oggi la Città lucana soddisfa quotidianamente fiumi di turisti, guarda all’Europa e a un costante sviluppo.
Il passo da Vergogna a Orgoglio è breve, molto breve.

di Antonella Lenge

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