Musicisti romani infiltrati in una Band americana

Foto prima di salire sul palco del festival: Gary Brandon, Vincenzo Grieco e Sara Facciolo
Cosa ci fanno due italiani a suonare con una Band storica degli anni 80 in un festival negli Stati Uniti? Sara Facciolo e Vincenzo Grieco ci raccontano la loro esperienza.
Sara Facciolo e Vincenzo Grieco sono due musicisti romani. Li ho incontrati al Killjoy, un bel locale sull’Appia Nuova, dove a breve avrebbe suonato Vincenzo con la sua Vincenzo Grieco & The Rome Blues Authority. Insieme hanno un progetto musicale, Sara & the fuzzy Blues e la Jambox Tv, una web tv che promuove le realtà musicali più interessanti e approfondisce argomenti. Ah si, sono anche una bellissima coppia, riescono a vivere di musica e sono entrambi insegnanti. Sono appena tornati da un’esperienza veramente indimenticabile e ce la raccontano così.
Musicisti romani infiltrati in una Band americana. Come e’ successo?
In modo molto più semplice di quanto si possa immaginare.
L’interazione fra musicisti, anche nel caso in cui due persone si conoscano solo via WhatsApp, è sempre facilitata dall’avere una sorta di linguaggio comune, anche a distanza di chilometri. Un caro amico di Vincenzo ha mostrato alcuni suoi video a Gary Brandon, cantante e produttore di Los Angeles, fondatore dei White Sister, e, come spesso accade, dalla reciproca stima è nata un’amicizia “telematica”.
Dopo qualche mese è successo che Gary avesse bisogno di un chitarrista per un concerto a Chicago e, scherzosamente, ha scritto a Vincenzo un messaggio che assomigliava molto a questo “I need someone who could play like you do!”.
Inutile dire che ci siamo organizzati a tempo di record per andare a dare una mano al nostro amico, siamo dei tipi piuttosto avventurieri!
Come vi siete organizzati con le prove?
Subito dopo la conferma del festival Gary ha mandato a Vincenzo i brani della scaletta, e mentre ci mettevamo d’accordo sull’organizzazione delle prove, è uscito fuori che una corista sarebbe stata di grande aiuto, e così mi sono aggiunta immediatamente anche io.
Lo studio dei brani, naturalmente è iniziato a Roma, e quando siamo arrivati lì sono bastate due prove con tutta la band per essere pronti per lo show.
Sia Gary che gli altri musicisti della band hanno fatto di tutto per farci sentire come a casa, e dopo le prime note sembrava già di conoscerci tutti da sempre.
Raccontatemi un po’ dei Radioux City/White Sister.
Sono due realtà musicali piuttosto diverse fra loro ma entrambe estremamente coinvolgenti. Se la discografia dei White Sister rispecchia perfettamente il meraviglioso mondo della sunset strip degli anni ’80, i Radioux City sono un energico connubio tra funky e rock, per usare le parole di Gary “it’s like Prince meeting AC/DC”!
Per me, che con certi suoni e certe atmosfere sono nata e cresciuta, è stato come ritrovarmi fisicamente dentro a quell’idea di musica che mi aveva spinta a prendere questa strada.
Di che festival si trattava?
Si trattava del Melodic Rock Fest 5, ad Arlington Heights, poco sopra Chicago.
Un evento di tre giorni dedicato agli appassionati del genere.
Uno di quei palchi che in altre situazioni avremmo guardato dalla platea!
E’ la prima volta che suonavate negli Stati Uniti? Come vi siete trovati?
Sara: Abbiamo suonato molto spesso durante delle Jam Session negli USA, ma ovviamente non è la stessa cosa.
Personalmente mi sono sentita come fossi a casa, ho avvertito più energia e meno giudizio da parte del pubblico, la percezione è che il rispetto per gli artisti sia qualcosa di garantito da quelle parti, è qualcosa che ti fa andare in giro a testa alta, senza dover giustificare il motivo per cui tu sia lì. A volte, in Italia, questa sensazione viene rovinata da una fortissima competizione, che avviene prima di tutto fra i musicisti stessi.
Vincenzo: mi sono trovato molto a mio agio nel suonare, poiché il mio background musicale deriva tutto dalla musica nordamericana, sono cresciuto ascoltando l’hard rock di sunset boulevard e suonare con una band che provenisse da lì è stato esaltante!
Com’è il pubblico americano?
Il pubblico americano è grandioso! C’è davvero un’energia pazzesca.
La gente ama divertirsi e godersi le esibizioni, la partecipazione è molto sentita, ma è probabilmente anche una questione numerica: c’è molta più gente a cui piaccia ascoltare musica dal vivo. Potrei azzardare a dire che forse, i concerti live, ricoprono negli Stati Uniti il ruolo che da noi ricopre il calcio.
So che e’ difficile descrivere le emozioni, ma cosa vi ha insegnato questa esperienza?
Sara: In poche parole, che con un po’ di impegno e volontà di mettersi in gioco è davvero possibile appartenere a quel mondo che avevi sempre sognato.
E non parlo soltanto di un bel palcoscenico da citare per aggiungere una riga in più al curriculum o di qualche foto ricordo di condividere sui social, parlo di quel suono che per anni ha coperto tutto il rumore che non volevi sentire nel mondo, e in cui la tua voce, per quanto assurdo ti possa sembrare, si mischia perfettamente.
Vincenzo: Che la possibilità di suonare con dei musicisti anche fuori dall’Italia va colta immediatamente.
Si creano bellissimi scambi all’insegna della musica e dell’amicizia.

Se in questi giorni prendete la metropolitana a Roma, Milano o Brescia, vi capiterà di sentire la voce di Sara Facciolo dagli schermi che canta il suo singolo Breath. Fateci caso!

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