Vito dell’Aquila, l’astro nascente del Taekwondo che sogna le olimpiadi

Ventiseiesimo nel ranking mondiale per quanto riguarda la sua categoria, la -58 kg, due bronzi europei senior, un oro e un bronzo mondiale cadetti, due ori europei junior, oro europeo under21, classe 2000, 17 anni. Questi sono i numeri di Vito Dell’Aquila, l’astro nascente del taekwondo italiano che promette bene e sogna in grande: Tokyo 2020. Il mesagnese sarà impegnato in questi giorni al Gran Prix di Roma (1, 2, 3 giugno), una delle manifestazioni più attese dell’anno che richiamerà gli atleti più forti del mondo, poiché è gara valevole per le qualificazioni olimpiche. Con umiltà, ma le idee chiare il giovane taekwondoka si racconta delimitando la figura di un giovane campione che può ben lasciare sperare in un passaggio di testimone iridato dal suo concittadino Carlo Molfetta, oro di Londra 2012, ora team manager della Nazionale dopo il ritiro da un anno a questa parte.

Quando e perché hai iniziato a praticare taekwondo?

Ho iniziato a praticare Taekwondo all’età di 8 anni, precisamente nel settembre 2008, perchè a mio padre piacevano e piacciono le arti marziali, il suo idolo è Bruce Lee, e perchè ero molto timido.

Fammi un breve elenco dei tuoi successi.

Campione mondiale cadetti 2014, Campione europeo junior 2015 e 2017, campione europeo U21 2017 e Bronzo mondiale 2017, bronzo europeo senior 2017 e 2018. Le mie due gare più belle, però, sono stati i mondiali cadetti a Baku in cui ho vinto l’oro perchè era la mia prima gara all’estero e i mondiali senior in Corea, patria del taekwondo in cui ho vinto il bronzo con i senior a soli16 anni e mezzo.

Quali progetti hai per il futuro? A livello sportivo e non solo.

Voglio qualificarmi a tutti i costi per le Olimpiadi di Tokyo, e continuare a gareggiare fino a tardi. A livello scolastico frequento il Liceo Scientifico, ma da grande mi piacerebbe diventare giornalista sportivo.

Sei giovane. Quanto devi sacrificare per il taekwondo visto il livello che hai raggiunto?

Sì, per il taekwondo faccio un casino di sacrifici sia a livello fisico sia a livello mentale, ma è tutto quello che voglio fare quindi non mi lamento. Per lo sport devo trascurare anche un pochino la scuola perchè mi alleno tutti i giorni per tanto tempo.

Descrivi una tua settimana da atleta in piena stagione di gare: allenamenti, alimentazione…

La mattina vado a scuola, il pomeriggio vado un po’ prima in palestra, faccio più turni per sudare e perdere peso, mangio sano, e seguo un’alimentazione corretta. Tutto questo, però, anche se non ho gare perchè odio non sentirmi in forma.

Quale è la cosa che ti piace di più del tuo sport?

Mi piace semplicemente tutto, ma ciò che mi colpisce di più è il fatto che è uno sport dove sì conta il fisico, come in tutti, ma è fondamentale molto di più la tecnica. Mi piace tanto colpire la corazza e il casco per fare più punti possibili!

A cosa pensi quando stai per salire sul tatami?

A vincere. Penso a tutti i sacrifici fatti e ai miei genitori che mi aiutano tanto e non posso mica deluderli!

Hai qualche gesto scaramantico o rituale prima del combattimento?

Tantissimi, ma cambiano continuamente. Neanche me li ricordo!

C’è qualcuno a cui ti ispiri?

Non c’è un qualcuno in particolare a cui mi ispiro, mi piace essere me stesso.

Cosa diresti per convincere un tuo coetaneo a praticare taekwondo?

È uno sport fantastico, che ti insegna la disciplina, il rispetto, il duro lavoro, la difesa personale e aiuta a migliorare i rapporti sociali. Può toglierti del tempo dalla scuola, ma al tempo stesso ti aiuta ad ottenere un metodo di organizzazione e di equilibrio.

Come ti fa sentire essere uno degli atleti più forti del panorama sportivo italiano a soli 17 anni? Insomma, sei la punta di diamante del taekwondo maschile oltre che promessa…

È una cosa positiva, sono felice di ciò ma io voglio vincere competizioni via via più importanti, come il Grand Prix di Roma di questa settimana. Voglio assolutamente vincerlo!

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