Festa del 2 Giugno: le origini della Repubblica italiana

Il 2 giugno del 1946, terminato il ventennio fascista, per la prima volta gli italiani vivevano l’esperienza di libere elezioni a suffragio universale maschile e femminile. Il referendum sulla forma istituzionale dello Stato affidava al popolo italiano la scelta tra Monarchia e Repubblica e l’elezione dei deputati dell’Assemblea Costituente cui spetterà il compito di redigere la nuova Costituzione.
Le intenzioni monarchiche erano quelle di tornare al vecchio statuto, reso solamente più moderno e libero dalle incrostazioni fasciste. Il progetto del re era una pura e semplice restaurazione, un ritorno all’antico che, dopo l’elezione di una nuova Camera dei deputati, avrebbe ripristinato, come se nulla fosse accaduto, la monarchia costituzionale. La coalizione di partiti che costituiva il CLN proponeva invece di far decidere la nuova forma istituzionale al popolo, proposta che dimostrava la volontà di affermare con forza il principio della sovranità popolare, nella convinzione che il futuro assetto istituzionale del Paese e, di conseguenza, la nuova carta costituzionale che ne sarebbe scaturita, dovessero essere il risultato di un’opera collettiva, di una grandiosa opera di compromesso storico tra tutte le forze politiche in gioco, anche se ideologicamente agli antipodi.
L’Italia che si presentava alle urne era un Paese profondamente diviso, con un Nord a maggioranza repubblicana e un Sud a maggioranza monarchica. L’affluenza al voto fu altissima, dei 28 milioni di cittadini aventi diritto, i votanti furono circa 25 milioni e, con uno scarto di appena 2 milioni di voti, fu l’Italia repubblicana ad avere la meglio.
Mentre 72 anni fa ci si adoperava per il bene del nostro paese con accordi, opere di persuasione reciproche e concessioni tra parti politiche ideologicamente lontanissime le une dalle altre ma guidate dalla necessità di un vero cambiamento, oggi pare di assistere più a degli scontri tra tifoserie che a un sano confronto politico. Questa guerra elettorale, combattuta a suon di slogan e promesse dalla dubbia realizzabilità lanciati dalle pagine dei social network, ha prodotto solamente un sempre più crescente e preoccupante disinteresse nei confronti della politica da parte degli italiani e la perdita quasi totale della fiducia nelle istituzioni, come dimostrano gli indecenti attacchi mossi contro la massima autorità dello Stato nelle ultime settimane.
Se si porta un popolo alla totale perdita di fiducia nei confronti delle istituzioni democratiche, le conseguenze non possono che essere disastrose e non possono che riaffermarsi visioni di un mondo che credevamo esserci lasciati alle spalle, ma che invece, come dei virus latenti, stanno riprendendo forza: la visione di uno Stato che o è Stato-potenza o non è e la convinzione che non proprio tutti gli individui siano eguali.
Sta a noi ora dimostrare di essere degni discendenti di quegli uomini e quelle donne che 72 anni fa ci donarono, a caro prezzo, la possibilità di nascere in questa Repubblica democratica, affidandoci il duro compito di portare a termine ciò che è stato da loro iniziato con la stesura della nostra Costituzione che, in parte, è già di per sé un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere.

di Filippo Ardizzi b55cd9e97fafee7aa0c57d4d08e78699.jpg

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