Governo: inizia ufficialmente l’era di Giuseppe Conte

Prendiamo atto. Finalmente ogni nostro dubbio è stato messo a tacere, o quasi. Il Governo c’é, Conte ha ri-ricevuto l’incarico, lo ha accettato senza riserva alcuna, ha presentato la lista dei Ministri, con Savona presente, seppure in posizione diversa, e ha giurato. Con lui i Ministri, dietro di lui i Vice-Presidenti Salvini e Di Maio, che solo per doveroso rispetto non chiamiamo burattinai.
Pochi discorsi dal nuovo Premier, fino alla seduta in Camera e Senato per la fiducia: martedì le parole sono sfociate in attente, misurate, precise proposizioni a rimarcare la fedeltà di Conte al contratto di Governo sottoscritto da Lega e M5S. Parole da dimostrare. Flat tax, un po’ per volta; stop business migranti, subito; legittima difesa qua e là; salario minimo prima, reddito di cittadinanza, poi. In sottofondo la parola cambiamento. E Renzi sottolinea come in effetti ora al cambiamento non ci siano alternative: ha vinto chi ha fatto del concetto di cambiamento un’intera campagna elettorale, ora le aspettative sono alle stelle. Pare buffo tra l’altro, perché chi ci ha provato prima ha fallito clamorosamente, e ora milita all’opposizione. Si parla di Berlusconi, Di Pietro, Veltroni, ancora Berlusconi, Renzi. Tutti volenterosi riformisti dell’establishment che nel momento in cui sono diventati l’establishment stesso hanno fallito, o quantomeno non si sono rivelati all’altezza delle aspettative degli elettori.
Ora, ottenuta come previsto la fiducia alle Camere, è ora di dimostrare per Conte, Di Maio e Salvini che l’ora è giunta, l’Italia è pronta a porsi in contrapposizione ai poteri forti e a riportare la giustizia, l’equità, la libertà, laqualunque, nel nostro amato Bel Paese.
La squadra è pronta, a tratti anche affiatata. 9 Ministeri per il M5S, 7 per la Lega, 2 indipendenti. 5 donne in totale. Savona rimane, ma si occuperà di Affari Europei, mentre al Tesoro ha prestato giuramento il Professor Giovanni Tria. I mercati sembravano stabilizzarsi ma il discorso di Conte al Senato, ad aprire la discussione per la fiducia al Governo, ha mosso nuovamente qualcosa, riportando lo spread intorno a 240 e la borsa a perdere equilibrio. Stesso discorso per quanto riguarda la Camera, mercoledì. La maggioranza c’è, il Governo parte: votano la fiducia M5S e Lega, votano contro PD, Forza Italia e LeU, si astiene Fratelli d’Italia. Questo lo schema da tenere presente, che dovrà dare stabilità di Governo per 5 anni.
É interessante a questo punto ragionare sugli equilibri formatosi in seno alla nuova coalizione di Governo. Il Movimento 5 Stelle ha vinto su tutta la linea: il Premier è espressione del movimento, come 9 Ministeri, di cui solo uno senza portafoglio. Alla Lega 7 Ministeri, di cui 4 senza portafoglio. Semplice intuire come Matteo Salvini abbia puntato tutto, ma proprio tutto, sulla possibilità di gestire il sistema di accoglienza migranti attraverso i rapporti con l’Europa e il Ministero dell’Interno. Spiacevole tuttavia il pensiero che per quello che possiamo considerare a tutti gli effetti un capriccio elettorale, abbia consegnato le chiavi del Paese al Movimento 5 Stelle, rinnegando i partner di coalizione attraverso cui ha potuto raggiungere percentuali altrimenti impensabili, oltre ad aver vinto la corsa elettorale. Dovrà certamente rendere conto di ciò agli elettori di centro-destra e della Lega, mentre Luigi Di Mail dovrà dimostrarci il cambiamento di cui si è fatto portavoce in sede elettorale e di cui il M5S ne fa cavallo di battaglia insubordinabile.
Orecchie dritte, elettori. Ricomincia lo show.

di Federico Bodo28accf81f743fb8ca5ee20f509e2c34f.jpg

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