Il pandoro val bene una messa

In un’epoca in cui a farla da padrone sono incertezza e assenza di valori, c’è una bella favola che ha colpito la mia attenzione. Una storia che meriterebbe il lieto fine, quel “e vissero tutti e felici e contenti” che tanto ci piace vedere in televisione; difficilmente, però, in questo caso l’happy ending si verificherà. Nonostante il fallimento dichiarato nei giorni scorsi in tribunale, alcuni lavoratori della Melegatti stanno tenendo vivo il lievito madre per realizzare il pandoro, bene di prima necessità per i dolci stagionali e che per conservarsi al meglio deve essere rinfrescato quotidianamente. Nessuno straordinario in busta paga, nessun premio produzione: solo l’amore per un’azienda che ha il sapore della famiglia e che deve essere sostenuta anche quando tutto è perduto. Alcune imprese si sono già offerte per adottare il prezioso lievito custodito nello stabilimento di San Giovanni Lupatoto, chi vivrà vedrà come si suol dire. I dipendenti della Melegatti, però, sono il simbolo dell’Italia che funziona, della speranza. Un punto di partenza da cui ripartire per ridare vita a questa Terra ferita e che sta perdendo sempre di più i propri pezzi di valore. Un esempio per quanti si lamentano costantemente di non avere un lavoro con la pretesa di essere assunti senza sporcarsi le mani. Recitava un post comparso su Facebook una settimana fa: “Sono disperata, non trovo niente che sia part time, almeno a 900 euro al mese e nel raggio di 10 km da casa”.

di Michela Trada

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