Quando un cuore e’ diviso a metà

Ho bisogno di te. Una frase dal suono ormai quasi scontato. Quattro brevi parole che racchiudono un significato immenso: tredici lettere che parlano di necessità. E le necessità, in quanto tali, sono vitali. Ho bisogno di te: un’espressione che Linda ha ripetuto spesso alla sorella Luana nei giorni precedenti alla sua morte. Linda Maruotto aveva 34 anni. E aveva partorito, da circa una settimana, il suo secondo figlio. Ora nelle orecchie di Luana risuona spesso, quella frase: ho bisogno di te.
«Quando torno indietro nel tempo, con la mente, nei ricordi, mi sembra che il destino abbia voluto capovolgere tutto. È come se i ruoli che io e mia sorella avevamo, ognuna nella propria vita, si fossero invertiti. Linda aveva dei sogni – racconta Luana – molto diversi dai miei. Voleva una famiglia, dei bimbi. Io non mi sono mai sentita pronta, invece, per diventare madre. Ha conosciuto quello che era diventato suo marito molto giovane e quando, dopo dieci anni, li vedevo ancora così innamorati, non potevo che essere felice per lei. Un altro desiderio che mia sorella aveva era quello di pubblicare un libro: lei amava scrivere».
Luana dice che le loro esistenze si sono capovolte. Lo dice ancora stupita, nonostante sia ormai un anno che si ritrova in questa nuova vita, in cui è stata catapultata. E da cui è stata travolta. «Quando dico che i nostri ruoli si sono invertiti intendo dire che da novembre del 2015 mi ritrovo a crescere, con l’aiuto di nostra madre e di mio cognato, i suoi due bambini. Proprio io che non avvertivo l’istinto materno. Oggi, inoltre, sono mamma. E quel sogno di Linda, quello di pubblicare un libro… Non avrei mai pensato che a farlo sarei stata io».
Luana, infatti, dopo la morte della sorella ha pubblicato un testo: si intitola “Il tuo cuore lo porto nel mio”. Quasi il suo cuore fosse diviso in due: e una metà, oggi, è quello della sorella. È la raccolta dei pensieri che ha dedicato a Linda, dopo la sua morte. Intervallati dalle confessioni che Linda stessa affidava al suo diario durante le gravidanze.
Mentre Luana racconta il modo in cui, secondo lei, il destino ha voluto che le due sorelle si scambiassero i ruoli, la frase “ho bisogno di te” acquista un nuovo significato. Sembra quasi voler dire: ho bisogno di te per completare tutto ciò che non potrò fare io. Ed è quello che Luana sta facendo: nella dedizione ai suoi nipotini, Alex, di quattro anni, e Samuel, un anno; nella diffusione del libro, attraverso il quale cerca di far arrivare Linda anche a chi non la conosceva o a chi, conoscendola superficialmente, non ha mai capito veramente chi fosse.
«Linda era amore puro. Era innamorata della vita. Non sopportava le persone che passano le loro giornate a lamentarsi per problemi futili. Aveva già capito qual era il senso della vita: quello di godersi ogni singolo giorno, di ricordare alle persone con cui condividiamo la quotidianità che sono importanti. Dirglielo, dimostrarglielo. Non c’è niente di scontato. Può sembrare retorica ma è la pura realtà della vita: io stessa l’ho capito solo dopo la morte di Linda».
Linda partorisce Samuel il 7 novembre 2015, con un cesareo. Tre giorni dopo, come di norma, viene mandata a casa dall’ospedale: lì comincia la nuova vita della famiglia. Linda, il marito e i piccoli Alex e Samuel. «Ho un bellissimo ricordo di Linda, in quegli ultimi giorni: seduta sul divano, osservavo mia sorella cambiare il pannolino al neonato Samuel. Per farlo, si faceva aiutare da Alex. Questo perché aveva molta paura che Alex si sentisse surclassato dal fratellino. Aveva molta paura che il primogenito si sentisse trascurato e faceva di tutto affinché questo non accadesse. Era una madre attenta a ogni minimo dettaglio, affettuosa, amorevole. Ha amato i suoi bimbi dal giorno stesso in cui ha scoperto di essere incinta».
“Ciao amore mio,
oggi sono stata con il tuo fratellino Alex a una festa di compleanno ma non vedevo l’ora che ce ne andassimo perché fremevo per andare a comprare un test di gravidanza. Ancora non mi sembra vero”. È una delle tante, infinite frasi che Linda appuntava sul suo diario di gravidanza. “Non so ancora se sarai maschio o femmina… Ma se sarai maschio, Alex vorrebbe ti chiamassi Samuel”. Le prime ecografie, i piedini puntati contro il ventre, la felice attesa di chi non aspetta altro che “stringerti tra le mie braccia, batuffolino”.
Linda comunicava. E lo faceva attraverso la scrittura. E anche in questo caso, la vita sembra ridursi a un cerchio: perché scrivere si trasforma nel veicolo di Luana: «Ho iniziato a scrivere a mia sorella, raccontandole la nostra nuova quotidianità, attraverso Facebook. L’ho fatto fin da quel maledetto giorno».
Il maledetto giorno è quello in cui Linda è morta. È la sera del 13 novembre 2015: Linda inizia ad avvertire dei forti dolori a un fianco, per i quali viene portata al Pronto Soccorso. Dopo una tac, che evidenza un’emorragia interna, viene operata d’urgenza. Dopo l’operazione viene trasportata in terapia intensiva. Ma non ce la fa. E muore poco dopo.
Luana fa una pausa, quando è ora di raccontare quel momento. Poi aggiunge: «Non saprei proprio come descrivere quello che ho provato». Ci sono momenti, nella vita, accompagnati da sensazioni per le quali probabilmente non sono ancora state inventate le parole adeguate. Per capire il dolore di quella situazione basta guardare gli occhi di Luana, mentre li racconta cercando di non affogare nei ricordi.

«Qualche ora prima abbiamo condiviso un panino. Qualche ora dopo quel panino, Linda è morta. Ancora oggi sono qui a chiedermi: cosa è successo? Com’è possibile? È inspiegabile che la più grande parte di me, la persona con cui ho condiviso ogni singolo giorno della mia vita non ci sia più. Ti senti privata di un organo vitale». Perché Luana, a sua sorella, un organo vitale l’avrebbe dato veramente: «Ho afferrato per le spalle l’anestesista, mentre mi stava dicendo che non c’era nulla da fare e l’ho pregata di togliere il cuore dal mio petto e darlo a lei. Cosa avevo da perdere, io? Nulla, solamente un’agenzia di viaggi. Di cui sono titolare anche grazie a lei, che mi ha dato coraggio, tra l’altro. Lei aveva due bimbi piccoli, troppo piccoli per restare senza la loro mamma».
Il cuore: perché organo più vitale di questo non c’è. E il libro che Luana ha dedicato alla sorella, in cui sono riportati tutti i ricordi e i pensieri estrapolati sia da Facebook sia dai diari di Linda, si chiama proprio “Il tuo cuore lo porto nel mio”. Una frase ispirata da una poesia di Edward Estlin, che più di una volta le due sorelle si sono dedicate.
«La morte dà una dimensione diversa anche al tempo: a volte mi sembra che mia sorella sia morta da molto, molto più di un anno. A volte meno. Quando penso che è un anno che non parlo con lei, che non rido con lei, che non la abbraccio… Non riesco a capire cosa significhi. Mi dicono spesso, per consolarmi, che Linda è qui, che è con me. Ma Linda non c’è più. La mia ‘Suri’ non c’è più. Ci sono io e non posso che continuare a vivere con la promessa che le ho fatto: il suo cuore lo porto con me».
“Ciao amore mio,
Alex non mi sembra molto contento di doverti dare i suoi giochi ma non ti preoccupare: andrete d’accordo, il tuo fratellino è un bimbo affettuoso. E tu avrai i tuoi giochi. Ti accorgerai molto presto di quanto sarete importanti uno per l’altro: perché, sai, i fratelli sono le colonne portanti della nostra vita”.

di Sabrina Falanga12247090_10207999341412516_6545729036005305404_n.jpg

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