Annalisa Vicari, la visionaria Social Media Manager

Ci sono le nuove professioni. E i nuovi professionisti. Che, però, ci hanno visto lungo. Perché non si sono improvvisati, di fronte al crescere della domanda per un determinato servizio, ma hanno anticipato il futuro. Qualcuno li chiama visionari. Forse è il termine più adatto. Si sono spesi quando intorno c’era il deserto. E oggi, insieme a tanti finti maghi della comunicazione, possono vantare dalla loro l’esperienza. Nel caso di Annalisa Vicari, decennale. In un campo che, ancora oggi, spesso non viene capito o accettato. Quale? La promozione di un prodotto/servizio tramite i social network.

In quanti strabuzzano gli occhi se gli si dice che Annalisa Vicari fa la Social Media Marketing Manager (SMMM o SMM)? Tanti, ma erano molti di più nel 2008 quando ha iniziato a sviluppare le sue capacità e a concentrare le sue energie su questa ‘professione’ che, in pratica, ancora non esisteva. “Nel 2008 è nato Facebook, io sono stata una delle prime iscritte. Inizialmente, anche io l’ho usato per cercare vecchi compagni di scuola o parenti, che poi era l’intento di Mark Zuckerberg all’epoca. Nello stesso tempo, ero blogger e copywriter e ho fiutato il business”.

Dovrà aspettare quattro anni, però, perché qualcuno si renda conto che serve una figura in grado di fare comunicazione corretta o, come si dice, awareness branding: “Mi chiamò un’imprenditrice del settore turistico. Lei faceva Seo e realizzazione del sito, le mancava la presenza su facebook. Io avevo tanti contatti e all’Università avevo studiato Economia e Marketing. Ci siamo ‘incontrati’ e ho realizzato una pagina fb della sua agenzia viaggi, quando online ce n’erano ancora poche”.

Una pioniera, Annalisa. “La cosa ha funzionato. Ho capito che era il mio mondo, che potevo e dovevo trasmettere, comunicare, interagire con gli utenti, con i clienti o ipotetici clienti”. Lo ha capito lei, lo hanno iniziato a comprendere le aziende. Dieci anni dopo, la situazione è decisamente mutata: “Facebook ha cambiato faccia, nel bene e nel male. È stata la piattaforma che ha aperto la strada alla rivoluzione digitale. In Italia, è partito bene come social, da desktop, solo successivamente si è evoluto in termini di lavoro con l’introduzione delle pagine specifiche”.

Facebook ha modificato il modo di stare online: “Prima era utile avere un sito, era sufficiente. Oggi non esisti se non sei sui social. Ma devi essere presente nel modo corretto, l’awareness branding, di cui parlavamo prima. Si è capito che serviva una figura specifica, il Social Media Manager, una persona in grado di dare una strategia di marketing e di comunicazione”. In poche parole, perché un marchio si dovrebbe rivolgere a questo professionista? “Una premessa: già che si sa indicativamente cosa fa un Smm è importante; ancora più importante è che lo Stato italiano abbia concesso risorse per gli aggiornamenti tecnologici. Detto questo, per noi professionisti non esiste una regolamentazione specifica. Il cliente chiede sempre di più: voi, azienda, siete su qualche social? Vuole valutare, non si accontenta più della superficie. Qui arriva l’aiuto del Social media manager, che analizza il target e, di conseguenza, mette a punto una strategia e poi segue il percorso per far crescere la realtà, per dare sempre più visibilità al prodotto/servizio e all’azienda stessa”.

Smm, un investimento: “Un’azienda che contatta i professionisti come me deve vederci proprio in questo modo: spende di più, ma siamo ormai indispensabili nel mondo dell’industria 4.0. Il mio motto è: The Future is Here, Now. Certo, poi ci vuole pazienza. Nessuno è un mago. Per vedere i primi risultati concreti, bisogna attendere almeno 6 mesi – un anno. Il web non dimentica”. Ma a volte ricorda a fatica un nome. Il Social Media Manager sta lì a ricordarglielo al meglio. “Rispetto alla pubblicità classica, siamo un costo irrisorio”.

Aggiunge Annalisa: “Le Pmi sono quelle che più si rivolgono al Social Media Manager, le grandi aziende preferiscono le agenzie di pubblicità che fanno tutto. Ma queste ultime, seppur rinomate, non è detto che siano meglio. Intanto, costano di più, poi utilizzano strategie standard. Un Smm, invece, si dedica interamente a un unico prodotto, lo segue a 360 gradi. È più attento di un team che segue più prodotti o servizi e aziende”. Le multinazionali, poi, “fanno formazione interna per risparmiare”.

Pare di capire che nell’industria 4.0 non ci sia davvero più posto per lo storico modo di presentarsi al pubblico: “Volantini e brochure sono assolutamente inutili, sono l’inutile uccisione di alberi”. Annalisa Vicari, da visionaria, come vede il futuro prossimo nel mondo del lavoro? “Penso che noi Social Media Manager non potremo mai essere soppiantati in toto dalle macchine perché non servono solo le nozioni per fare questa professione. Serve un alto tasso di creatività. I primi a poter essere sostituiti sono i lavori in cui serve una grande manualità: l’avvocato e il medico, per esempio. L’intelligenza artificiale diventerà una cosa normale, andrà a prendere il posto del medico di famiglia. E farà anche meglio. Lo specialista potrà essere umano, ma con l’assistenza di una IA che leggerà le immagini (non per niente si fanno sempre più esami di questo tipo, dalle radiografie alle risonanze magnetiche)”.

I Bot, ovvero i robot che rispondono in automatico? “Eseguono comandi base su una sola funzione. Dunque, dove serve la creatività, al momento possono poco”. I limiti etici? “Oggi siamo consapevoli che le intelligenze artificiali possono essere create con qualsiasi scopo. Una volta, le invenzioni fatte a fin di bene poi hanno anche fatto del male, ma probabilmente non si arrivava a vedere troppo lontano”. O forse sono in pochi che riescono a vedere così lontano. I visionari…

di Alessandro PignatelliAnnalisa Vicari.jpg

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