Ast di Terni: robot in acciaieria, aiuto e timori

E fu così che i robot sbarcarono all’Ast (Acciai Speciali Terni). L’industria 4.0 è dunque arrivata? In realtà, il primo robot inizierà il suo lavoro da settembre. Nel laboratorio di prove meccaniche dove almeno metà degli operai verranno sostituiti. Su 21, 10 verranno al momento trasferiti altrove. Gli altri 11 dovranno osservare dei turni che, però, non piacciono alle Rsu. I sindacati si sono detti a loro volta perplessi per tempistica e modalità di gestione del laboratorio dal prossimo mese di settembre, quando il robot inizierà a lavorare a pieno regime.
I dieci sostituiti verranno ricollocati, presumibilmente in reparti con carenza di personale. Gli altri operai, addetti alle prove meccaniche, dovranno osservare turni settimanali (sette) dalle 8 alle 17. Le Rsu Fim, Fiom, Fismic, Ugl, Uilm e Usb hanno commentato: “Dalle cinque del pomeriggio al mattino seguente l’ente non sarà presidiato da operatori”. Il che fa domandare alle rappresentanze sindacali rassicurazioni su standard prestazionali e relativi tempi di consegna. Senza dimenticare terziarizzazioni e riorganizzazione interne diffuse “perpetrate dall’azienda senza coinvolgerci”. Insomma, “Si sta facendo una ristrutturazione sottotraccia”.
Parte però da lontano l’idea di robotizzare l’Ast. Sei mesi fa, infatti, si parlò per la prima volta di macchine per laminazione a freddo. Un robot antropomorfo che sostituisca i cilindri di lavoro durante la lavorazione di un nastro. Una rivoluzione. Riuscire a migliorare il completamento di un’operazione complicata per l’uomo, la laminazione a freddo, nonché elevare la competenza tecnica dell’operatore che dovrà gestire i robot, viene definita dalla proprietà “un risultato straordinario”. I robot antropomorfi sono progettati e sviluppati per adempiere a una sola missione: aiutare l’uomo, semplificargli la vita.

La presenza delle macchine agli Acciai Speciali Terni è stata resa possibile dalle collaborazioni che Ast porta avanti con diversi atenei, Unipg, la Tuscia, il Politecnico di Milano, prossimamente l’Università di Padova e quella di Torino, e con il Centro sviluppo materiali.
La proprietà è convinta che anche per la sicurezza all’interno dell’azienda un robot sia meglio di un operatore umano: se davanti ai forni fusori c’è una macchina, non ci saranno operai a rischio. Sul fronte occupazione, tende a rassicurare tutti Marco Bentivogli, segretario generale della Fim – Cisl: “Il Giappone, il Paese tecnologicamente più avanzato al mondo, ha il tasso di disoccupazione compreso tra il 2 e il 3 per cento”.

di Alessandro Pignatelliflash-friction-grind-162534

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