Bot? Cosa diavolo sono?

“Bot? Cosa diavolo sono?”. Ve lo siete chiesti, dite la verità. Semplicemente, il diminutivo di robot. Sì, ma da dove arrivano? Sono programmi scritti per imitare il nostro modo di conversare e offrire notizie, dare informazioni sul meteo, prestare assistenza per gli acquisti online. Tante società e tanti social hanno investito su questa tecnologia, su questi nuovi software. Che, in realtà, tanto nuovi poi non sono. Qualcuno ricorda Clippy, la graffetta petulante di Microsoft Office? Bene, un po’ come se vi svelassi chi è Babbo Natale, sappiate che Clippy era un bot.
C’è chi dice che non avranno molta fortuna e non faranno molta strada, avendo i ‘bit’ corti. Ma intanto pare che sempre più imprese e privati se ne occupino. Nel linguaggio informatico un bot è un programma che ha accesso agli stessi sistemi di comunicazione e interazione con le macchine usate dagli esseri umani. Genericamente, possono essere e fare qualsiasi cosa: rispondere ai messaggi in automatico, creare reti sfruttate dagli hacker per attaccare siti o intrufolarsi in computer altrui (si parla di botnet). Dicevamo che i bot arrivano in realtà da lontano, anche se stanno facendo fortuna ultimamente.
Andiamo indietro agli anni Cinquanta, pensate. Alan Turing, studioso d’informatica britannico, teorizzò se una macchina fosse in grado di imitare il comportamento dell’uomo fino a sostituirlo. Il test in sé è semplice: si analizza un dialogo tra un essere umano e un computer e una persona esterna deve individuare chi è l’uno e chi è l’altro. Se la serie di scambi è tale da rendere impossibile dare una risposta, la macchina ha superato il test di Turing. Un bot femmina, nel 1966, fu la prima ad avvicinarsi alla teoria: Eliza. Fingeva di essere uno psicoterapista e regolava le risposte in base a ciò che scriveva l’interlocutore.
Capirete dunque che l’intelligenza artificiale ha molto in comune con un bot. Quest’ultimo, però, non deve essere necessariamente intelligente. Come uno studente, è sufficiente che risponda a tutto. Un bot può fare una cosa sola benissimo ed essere inutile per tutto il resto. Le sue capacità di intelligenza artificiale sono limitate a un solo ambito. I bot sono usati praticamente sempre da Google, che raccoglie più informazioni possibili su ogni pagina online e poi la offre come risposta quando qualcuno cerca qualcosa inerente.
Bot un po’ più evoluti di Eliza sono stati usati a fine anni ‘90 in chat come Instant Messenger di Aol e Windows Messenger di Microsoft. Informavano sugli orari dei cinema, sulle news, sul meteo. Facevano un po’ quello che oggi fanno Siri sull’iPhone o Google. I bot sono scomparsi per un decennio circa, soppiantati da social network prima e app poi. Ma proprio queste ultime, in particolare quelle per scambiarsi messaggi come WhatsApp e Messenger, li hanno fatti risorgere. Un bot può essere meno impersonale di un’app, in particolare se si tratta di pubblicizzare un prodotto o per parlare con l’utente/potenziale cliente. Senza contare che l’app non sempre viene voglia di scaricarla.
Telegram è stata tra le prime applicazioni di messaggistica ad affidarsi ai bot. Che a volte funzionano molto bene, a volte vengono criticati, ma fanno comunque parte della nostra quotidianità ormai. Come un caffè e una brioche, per intenderci. Siccome questi ultimi sapete cosa sono e che gusto hanno, mica potevate continuare a chiedervi: “Bot? Cosa diavolo sono?”. Anche perché, alla fine, avrebbe potuto rispondervi proprio uno di loro.

di Alessandro Pignatelliaction-ai-android-595804.jpg

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