Dogman – discesa all’inferno

Sono andata al cinema a vedere Dogman, incuriosita dai commenti positivi e devo dire che Matteo Garrone ha sfornato un vero e proprio piccolo capolavoro.
La storia e’ ispirata a quella del Canaro, una vicenda di sangue che scosse la periferia romana alla fine degli anni 80, ma si trasforma in una parabola sull’oppressione, sulla vittima che diventa carnefice. Marcello, gestore di un negozio di toelettatura per cani, un uomo semplice, che vive per la propria figlia, viene subissato dalle angherie e dai ricatti di Simone, un delinquente che terrorizza il quartiere, fino al tragico epilogo che cambierà la sua vita, trascinandolo in una spirale di buio senza fine. Ambientata in un non luogo affacciato sul mare, dove gli elementi di degrado si uniscono ad aspetti quasi onirici, la pellicola unisce violenza e poesia tenendo lo spettatore incollato alla poltrona fino alla fine. E’ da molto tempo che non vedevo un film così bello e ben recitato, i protagonisti erano più vivi che mai, la loro disperazione era tangibile e l’interpretazione così vera da far male.
Una curiosità che rende il film ancora più affascinante e’ la scelta della location: il Villaggio Coppola, una sorta di città fantasma che sarebbe dovuta diventare una nuova Rimini. Il risultato e’ stato abusivismo edilizio e degrado. In questo modo le storie non scritte del luogo si intersecano con quelle dei personaggi, lasciando l’amaro in bocca fino alla fine.

di Olivia Balzar

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