Giacomo e Fabrizio: un’amicizia sulla neve mondiale

Se sommiamo il vero spirito agonistico ad un rapporto di amicizia stabile e affiatato, aggiungendo un pizzico di spregiudicatezza data dall’età (19 anni), avremo come totale tre medaglie paralimpiche e l’inizio con il botto di una bella storia che speriamo vada avanti con lo stesso fulgore. Giacomo Bertagnolli e Fabrizio Casal si conoscono fin da bambini e sono compagni di scuola all’Istituto di scienze umane di Trento. Si sono persi per qualche anno per poi riallacciare in maniera indissolubile i rapporti attraverso il loro sport: lo sci. Giacomo è ipovedente dalla nascita, ma per la sua tenacia, questo non è mai stato un problema e fin da piccolissimo scia, riuscendo a raggiungere anche la Nazionale. Dal 2016 è in tandem con il coetaneo Fabrizio, abile sciatore anche lui. Nelle recenti Paralimpiadi invernali di PyeongChang sono saliti tre volte sul podio in un sogno andato in crescendo: bronzo nella discesa libera, argento nel Super-G, infine oro nel gigante, categoria visually impaired. Ora, sempre insieme, stanno per affrontare la maturità.

Come è nata la vostra amicizia?

All’età di 12 anni ci siamo conosciuti per la prima volta per via dei nostri genitori. Da quel punto in poi ci siamo visti raramente. La nostra amicizia è nata nell’inverno 2014-2015 in cui io gareggiavo per conto mio – racconta Fabrizio – e Giacomo ha cominciato ad iscriversi alle prime gare paralimpiche. Quando ha cominciato ad allenarsi assieme al mio sci club abbiamo iniziato a diventare amici.

Come si è formato il vostro due vincente?

Dopo l’infortunio a fine della stagione della sua guida, – continua Casal – Giacomo ha chiesto a me di provare a guidarlo, invitandomi a un ritiro della nazionale in ghiacciaio, in estate, a Les Deux Alpes (Francia). Da lì mi è piaciuto e ho deciso di gareggiare assieme a lui dalla stagione successiva.

Un aneddoto sulla vostra “convivenza” sportiva?

Al nostro arrivo a Les deux Alpes, primo giorno per me come guida, mi fu presentato l’allenatore, Davide Gros, che mi caricò subito di grande responsabilità consegnandomi le chiavi della camera in cui saremmo stati io e Giacomo. Il giorno successivo le stesse chiavi erano nelle mani di Giacomo, poichè non sopportava di aspettarmi al ritorno dalle piste, lui sempre autonomo e intraprendente – racconta Fabrizio Casal.

Quali sono gli aspetti più importanti nel rapporto che si crea tra sciatore e guida?

Ognuno deve sapere esattamente cosa fare ma allo stesso tempo ognuno deve badare all’altro, per cui dobbiamo avere le stesse idee quando scendiamo in pista.

Obiettivi futuri?

Vincere il Campionato del Mondo e la Coppa del Mondo la prossima stagione.

Come state vivendo la maturità?

La stiamo vivendo con tranquillità, perchè avremo presto finito e potremo andare in vacanza.
Qualche domanda a Giacomo Bertagnolli…

Quando nasce la tua passione per lo sci?

Ho sempre sciato sin da quando ero piccolissimo. Ho deciso di provare agonisticamente lo sci a 14 anni facendo le prime gare nella stagione 2013-2014.

Che cos’è lo sport per te?

Per me lo sport è impegno, costanza e allenamento ma anche un modo per sentirmi veramente libero ed esprimermi.

Le difficoltà e le soddisfazioni che derivano dalla tua malattia?

Io sin da quand’ero piccolo non ho mai voluto farmi aiutare da nessuno, per cui sono molto autonomo avendo sviluppato i riflessi e altre sensibilità. La cosa più spiacevole è non poter riconoscere le persone, spesso sono in imbarazzo quando mi salutano.

Le Paralimpiadi: quali sono state le emozioni e le paure?

Non abbiamo mai avuto paura, eravamo molto concentrati. Le emozioni più belle sono state stringere al collo la prima medaglia d’oro e portare la bandiera italiana alla cerimonia di chiusura.

Parliamo di Fabrizio: un aneddoto imbarazzate

Un giorno, mentre eravamo in ritiro, abbiamo deciso di andare in palestra, solo che una volta usciti e risaliti in pulmino, dopo qualche centinaia di metri lui si è accorto di aver dimenticato il portafoglio negli spogliatoi. A un certo punto ha gridato: “Noooo” ed è corso a prenderlo scavalcando il tornello dell’entrata.

Quale è il tuo consiglio ai giovani che vivono una malattia simile o uguale alla tua?

Il mio consiglio è quello di provare tanti sport e di rivolgersi alle associazioni sportive per disabili, come Sportabili a Predazzo, che possono dare gli strumenti per cominciare.

Qualche domanda a Fabrizio Casal…

Come ti fa sentire essere gli occhi di qualcun altro?

Mi fa sentire molto importante perchè di occhi ne devo avere per due, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo e non è mai facile gestire la distanza che deve esserci fra noi due.

Quali sono i compiti di una guida e quanto è forte la connessione che si crea nella coppia?

Il principale compito della guida è dare le indicazioni necessarie a far affrontare al meglio il tracciato all’atleta ipovedente. La connessione deve essere forte perchè bisogna capirsi al volo senza deconcentrarsi.

Consiglieresti ai tuoi coetanei un’esperienza del genere?

Sì, è stata fin da subito una cosa che mi ha cresciuto e fatto sviluppare intelligenza, oltre che farmi divertire.

Le Paralimpiadi: quali sono state le emozioni e le paure?

Io di paura non ne avevo e in genere non ne ho mai. Avevo soltanto delle preoccupazioni su come gestire la velocità in certi punti del tracciato. Le emozioni più grandi per me sono state ottenere la prima medaglia e salire sul podio delle premiazioni.

Parliamo di Giacomo: un aneddoto imbarazzate

Durante delle gare in periodo natalizio a St. Moritz, alcuni nostri compagni di squadra hanno fatto indossare a Giacomo un elmo ricavato dalla confezione di un pandoro abilmente modificato per esaltare le dimensioni del suo grande naso.

di Deborah Villarboitocasal bertagnolli 6

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