L’Italia del bidet

A parte Parigi (Disneyland in primis), della Francia non ho mai amato molto, anzi: si può dire che io abbia sviluppato una sorta di pruriginosa allergia al territorio d’oltralpe. Non so definire da dove derivi tutto ciò, anche se immagino che la mia educazione scolastica abbia contribuito pesantemente in tal senso. Se, poi, pensiamo al pallone, che dire degli Europei del 2000 persi mestamente al golden goal e al nervoso scaturito quando i “bleu” hanno alzato la coppa contro il Brasile di Ronaldo? Per fortuna San Materazzi ha sistemato la situazione regalando a tutti noi l’incommensurabile gioia del 2006. Sarà forse anche per queste motivazioni che sentire Macron sputare sentenze sulla gestione migranti del Bel Paese mi punge l’ego come il toro quando vede rosso. “Senti da che pulpito viene la predica” verrebbe da dire; ma i francesi, si sa, hanno il vizio dell’ultima parola anche se non richiesta. La rivalità Francia/Italia risale ai tempi dei Romani contro i Galli anche se forse, i discendenti di questi ultimi, si dimenticano di non trovarsi dentro ad un fumetto di Asterix e Obelix. Che dire poi del buon vecchio Napoleone, talmente affezionato all’italica patria da saccheggiarla in ogni dove? Sì, forse noi non saremo i geni della strategia internazionale, ma non ci mettiamo a fare morali a nessuno. E se è vero che i francesi hanno inventato il bidet è altrettanto indiscutibile, però, che ad usarlo sono gli italiani.

di Michela Trada

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