Il trasporto illegale non è la causa dell’arrivo di persone in cerca d’asilo

Gli sbarchi degli ultimi giorni e le incessanti uscite del ministro Salvini hanno riportato alla ribalta la questione del cosiddetto “traffico di esseri umani”. Al di là delle motivazioni non certo nobili dei trasportatori e della loro noncuranza per l’incolumità delle persone trasportate, è importante chiarire un punto: il trasporto illegale non è la causa dell’arrivo di persone in cerca di asilo, è semmai l’effetto della mancanza di canali legali e tutelati per poter accedere alla protezione internazionale in Europa. Migranti e richiedenti asilo si rivolgono agli scafisti perché non dispongono di alternative per arrivare sul nostro continente: non solo per cercare lavoro, ma neppure per trovare scampo da guerre e persecuzioni. Le persone trasportate desiderano attraversare il mare e raggiungere le nostre sponde. Pagano per questo. Solo in senso assai approssimativo si può parlare di traffico: questo termine andrebbe riservato al trasporto di persone non consenzienti, costrette o raggirate. Il trasporto via mare o eventualmente in altri casi su rotte terrestri di persone consenzienti andrebbe piuttosto definito come favoreggiamento (smuggling) dell’immigrazione non autorizzata. Ma con un corollario: per spregevoli che siano le motivazioni e i comportamenti degli scafisti, sono essi a condurre verso la salvezza persone in pericolo di vita, tanto che in Italia circa il 40% ricevono una forma di protezione da parte delle commissioni ministeriali e altri si aggiungono dopo i ricorsi in tribunale.
La criminalizzazione dei trasportatori, con l’aggravamento delle sanzioni penali a loro carico, fa parte dell’armamentario di dispositivi di arginamento della mobilità umana indesiderata da parte dei governi e delle istituzioni dell’Unione europea. Ha però implicazioni inquietanti. La crescita della pressione repressiva comporta una crescita complementare dei livelli di organizzazione criminale del trasporto, in una sorta di “corsa agli armamenti”. Nei primi tempi i trasportatori erano spesso semplici pescatori, ora intervengono soggetti con un profilo criminale più accentuato, in combutta con le autorità locali. Gli scafisti, sapendo che le barche verranno sequestrate e distrutte, utilizzano mezzi sempre più vecchi e malandati, appena in grado di galleggiare per brevi tratti, li caricano all’inverosimile, li fanno guidare da piloti inesperti: giovanissimi reclutati nelle periferie delle città portuali delle coste meridionali e orientali del Mediterraneo, o anche persone scelte tra gli stessi richiedenti asilo. Le indagini e gli arresti nei luoghi di approdo colpiscono questi manovali improvvisati del trasporto, raramente raggiungono gli organizzatori dei viaggi. I rischi per le persone trasportate aumentano notevolmente, come mostra la figura sotto riportata.

di Maurizio AmbrosiniOperation-Cascades

 

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