Hacking informatico: quando il pericolo arriva dalla rete

Con hacking informatico si intende l’insieme di operazioni finalizzate a conoscere, accedere e modificare un sistema informatico. “To hack” significa infatti “intaccare”. Sebbene l’hacking non sia necessariamente illecito, il termine viene però per lo più associato a quella pratica che viene posta in essere in maniera illecita.
Negli ultimi anni, soprattutto l’incremento di sistemi informatici connessi in rete e i bassi livelli di protezione, hanno determinato il propagarsi dei crimini informatici. Spesso infatti erroneamente si crede che non sia necessario proteggere con particolari misure il proprio personal computer e, di conseguenza, si finisce per divenire facili obiettivi degli hacker.
Sono davvero moltissime le modalità in cui i crimini informatici vengono commessi. Si ha l’hosting web (impadronimento del pc altrui per custodire illecitamente materiali informatici quali film, immagini pedopornografiche), la raccolta di indirizzi mail (che vengono poi venduti o utilizzati come nuovi obiettivi), il furto di identità (soprattutto delle password memorizzate per accedere a social o server di aziende), il furto di dati finanziari (presenti su conti bancari online), ecc.
Ecco la ragione per la quale in numerosi paesi sono state emanate leggi per contrastare tale attività.
In Italia con tale obiettivo, a livello penalistico, sono stati ad esempio inseriti il delitto di frode informatica che punisce l’alterazione del funzionamento del sistema informatico o telematico o l’intervento senza diritto su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinente procurando un ingiusti profitto con altrui danno, il reato di falsità di documenti informatici, quello di danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici, di sistemi informatici o telematici.
Rilevanti appaiono senza dubbio anche i reati posti a tutela della riservatezza domiciliare disciplinati dagli artt. 615 ter e seguenti del codice penale, rispettivamente di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici e di diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico. Proprio a seguito del progresso tecnologico anche il concetto di domicilio ha assunto una nuova fisionomia: non è solo lo spazio fisico nel quale viene condotta la vita domestica/ la vita privata in generale o in quei luoghi ad esso accessori, ma anche quello spazio ideale della sfera personale in cui sono contenuti dati di tipo informatico. Si parla dunque di riservatezza informatica e di domicilio informatico.
Quanto invece al profilo civilistico, a tutela di chi subisce danni in conseguenza della condotta di hacking é prevista ovviamente la possibilità di richiedere il risarcimento laddove sussistano i presupposti per poterlo fare. Nel caso in cui l’hacikng sia posto in essere in danno di un correntista la giurisprudenza ha affermato la possibilità di agire direttamente nei confronti della banca se essa non abbia posto in essere adeguate misure di sicurezza a tutela dei clienti.
Quelli illustrati non sono che esempi di come il progresso tecnologico in realtà sia portatore non esclusiavemte di vantaggi, ma anche di molti effetti collaterali per la cui rimozione occorrono tempestivi interventi.

di Alessandro Pignatelli coding-computer-hacker-97077.jpg

 

Rispondi