Gli sport estremi, l’adrenalina indispensabile

Gli sport estremi, quelli che ti fanno salire l’adrenalina a mille. Sono una delle esperienze più cercate oggi, dagli uomini ma anche dalle donne. Ai tempi dei social, vanno forte il cliff diving, il tuffo dell’atleta da altezze inimmaginabili, partendo da una posizione di verticale. L’ingresso in acqua, se non eseguito alla perfezione, rischia di fare molto male. Il free climbing è la scalata in solitaria a mani nude. Attenzione al minimo errore perché ci si gioca letteralmente la vita. Non ci sono sicure, sei solo con la tua roccia. Una variante è l’urban climbing, ossia l’arrampicata su grattacieli, ponti o monumenti che rappresentano lo skyline delle metropoli mondiali. Per capirci, Alain Robert è uno dei più famosi, ha scalato 100 delle strutture più imponenti al mondo.

Conoscente il base jumping? Ci si tuffa da una qualsiasi superficie, per poi cadere in picchiata fino a tornare sano e salvo con i piedi per terra. Oltre al paracadute, chi pratica questo sport, indossa una tuta alare che gli permette di volare letteralmente. Non è facile, naturalmente. Tutt’altro. Il volcano boarding permette invece di correre con una tavola di metallo lungo un vulcano. Bisogna indossare e utilizzare materiali resistenti ai fumi e alle alte temperature. Materiali che non si rompano a contatto con le rocce taglienti.

Il drone diving è invece il lancio con il paracadute da un drone in movimento. Il primo a provarci, in Lettonia, è stato il jumper Ingus Augstkalns. Dopo essere atterrato, ha detto di essere stato entusiasta dell’esperienza. Forse, però, siamo andati persino troppo sull’estremo. Esistono anche altre esperienze di sport da paura, ma più ‘normali’. Tipo la guida sportiva sui circuiti di Formula Uno o di MotoGp. Le curve vengono affrontate al limite. Prima di indossare il casco ed entrare nell’abitacolo, un esperto darà le nozioni basilari per tenere la posizione corretta al volante, per posizionare le mani alle 9 e 15 e alcuni cenni sul sovrasterzo di potenza. Poi, però, si potrà pensare di essere Sebastian Vettel piuttosto che Lewis Hamilton.

Accenniamo anche al rafting, discesa su un gommone che i più spericolati affrontano tra rapide e cascate difficilissime. C’è il bungee jumping, che tutti conoscono ma che non tutti hanno il fegato di praticare. Ci si lancia da un’altura, legati a una corda elastica. Si ha la sensazione di star precipitando nel vuoto finché la corda non esaurisce la sua discesa e vi ritira su. E che dire del parapendio? Chi l’ha provato assicura che, dopo i primi istanti di paura, poi è stato bellissimo.

di Alessandro Pignatelli

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