Il turismo esperienziale crea nuovi posti di lavoro

Turismo esperienziale, volete un po’ di numeri? Nel 2017, sono stati 7 milioni e 800 mila i viaggiatori (+37 per cento rispetto a 12 mesi prima) che hanno scelto l’home-sharing su Airbnb (ma bisogna aggiungere chi ha prenotato su HomeAway, Booking.Com, Tripadvisor o Expedia). La durata media del soggiorno è stata di tre volte maggiore rispetto a quella di chi prenota in hotel, con una spesa media di 630 euro, appena il 30-35 per cento per l’alloggio.

Chi ha fatto questa scelta, portando il trend in crescita, ha considerato le strutture ricettive più autentiche e local rispetto agli alberghi. Tramite le nuove tecnologie, è stato facile e veloce stipulare l’affitto diretto. Secondo una ricerca di Tripadvisor, si sceglie questo tipo di turismo non solo per provare qualcosa di unico, ma anche per il costo dei voli e degli alberghi. In cima alla lista, però, ci sono i motivi principali che spingono il viaggiatore a fare questa scelta: per il 74 per cento degli utenti, infatti, è fondamentale conoscere un posto sconosciuto, il 67 per cento ammette che è importante imparare qualcosa di nuovo.

Dal turismo esperienziale nascono anche figure professionali nuove e se ne sviluppano di già esistenti, come la Guida Ambientale Escursionista. Il viaggio di oggi, dunque, genera anche posti di lavoro perché servono competenze precise, del territorio. Non è più sufficiente la brochure con mappa del luogo che si trova solitamente alla reception dell’hotel in cui si alloggia. Il turista viaggia leggero perché ha voglia di tornare con un nuovo bagaglio di cose prima sconosciute. E magari pure con prodotti del luogo per prolungare l’esperienza sensoriale quando ritornerà al lavoro.

di A.P

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