Arturo Putrino: l’artista che ha trasformato il tratto della semplice biro

L’espressione della profondità dell’Io dietro al semplice tratto di biro. Linee forti e scure, colori tenui misti a bianco e nero danno forma ad immagini di natura e di persone, che nascondono un profondo significato ideologico. Arturo Putrino è un giovane e talentuoso artista vercellese di 21 anni che in questo ultimo anno sta esponendo nella sua città e zone limitrofe oltre che a Firenze. Studente dell’Accademia di Brera, ora studia filosofia e parlando del suo lavoro dice: «Dare una definizione verbale alla mia arte, credo possa solo deformarne il vero significato. Ciò che produco non è “pittura”, ma nemmeno “grafica”, potrei chiamarlo disegno, anche se, finito e ultimato, non ne ha propriamente l’aspetto, dopo tutto, però, non è quel tipo di tecnica che ad un certo punto, un disegno, possa dirsi terminato…Resta a me, in base al mio istinto e al mio gusto estetico decidere quando smettere di riempire la semplice carta su cui lavoro con il nero della biro, che io la usi per fare linee sottili, intrecci simili a ragnatele, grovigli, oppure oscurare completamente interi spazi, con gestualità armoniosa come la musica oppure rigida e decisa come quella di un incisore» spiega il giovane Putrino. «Il mio è di suo uno stile grezzo, immediato e istintivo, che potrei produrre anche senza alcuna conoscenza artistica di tipo teorico. Nonostante spesso faccia abbondante e prepotente uso dell’acquerello, il nero, per me il colore della forza, resta sempre protagonista in quanto ne è la base. È l’espressione della forma, che c’è ma al tempo stesso non c’è. Di fatto, le mie scene sono composte da un continuo rapporto, di realismo e astrazione, di materiale e immateriale, di pesantezza e leggerezza, di terra e cielo, di nero e bianco». I soggetti sono spesso e volentieri le persone circondate da natura, oggetti o forme indistinte che nascondono significati reconditi: «Sono spesso protagonisti un certo tipo di figure umane. Volti deformati da un’esasperata espressività in cui sempre la forma è portata al limite della dissoluzione. Per la stessa analogia l’albero, in quanto punto di contatto tra la terra e il cielo è proprio come l’uomo ponte tra il materiale e lo spirituale. Vi sono poi “scene invase di cose”, piene, dove oggetti, soggetti, parole, lettere, simboli e situazioni si ammassano e si sovrappongono in un caos soffocante oppure spazi totalmente deserti nei quali l’unico protagonista è il vuoto assoluto; un ennesimo contrasto, col quale però intendo qui richiamare la frenesia e l’immondizia frenetica della contemporaneità in cui l’individuo è totalmente perso nel nulla». In queste settimane le opere di Arturo Putrino possono essere ammirate a Vercelli allo Studio 10 di via Ferraris fino al 15 luglio la mostra “Deposizioni”, collaterale a “Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari” oppure a Firenze fino a oggi, 28 giugno, alla Galleria Gadarte (in via Sant’Egidio) in una mostra collettiva con le Eccellenze Artistiche, con cui aveva già esposto nel mese di febbraio in provincia di Vercelli.

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