Diplomati: l’Italia sotto la media europea, ma aumentano le lodi

Quanti sono i diplomati in Italia? E nel resto d’Europa? I dati 2016 dell’Istat per la popolazione 15 – 64 anni, ci dice che siamo quarti in Europa, con 16,608 milioni di persone che portano a casa il diploma. Irraggiungibile, al momento, è la Germania con 29,871 milioni, decisamente a portata invece la Francia, 17,774 milioni e il Regno Unito, 16,711 milioni.

 

Possiamo però affermare che il nostro Paese è sotto la media europea in percentuale: siamo infatti al 42%, ovvero meno di uno su due. La percentuale media dei 28 Paesi Ue è del 46,2%. C’è chi sta peggio, come il Regno Unito (41,2%) e la Spagna (addirittura 24,7%), ma pure chi sta un po’ meglio, come la Francia (43,6%) e decisamente meglio, tipo la Germania, al 55,8%. Dietro l’Italia troviamo anche Belgio, Irlanda, Cipro, Lussemburgo, Malta, Olanda e Portogallo.

Chi prende il diploma, non è detto che poi prosegua per l’università. Per popolazione tra i 16 e i 64 anni, dice Eurostat, nel 2016 eravamo a 6,087 milioni di laureati. Al sesto posto in Europa, dietro ai sudditi di Sua Maestà la Regina Elisabetta (15,561 milioni), la Germania (13,109), la Francia (12,594 milioni), la Spagna (9,216 milioni) e la Polonia (6,216), che ci batte per un’incollatura. A dire il vero, su 60 milioni di abitanti, non siamo tanti a prendere la laurea. Ci collochiamo addirittura al penultimo posto della classifica europea per percentuale: 15,7%. Solo la Romania fa peggio (15,1%). Ma media della Ue a 28 Paesi è del 27,2%. La Germania arriva al 24,4%, la Francia al 30,9%, la Spagna al 32,7%, il Regno Unito al 38,3%. Se abbassiamo la fascia d’età, ossia da 25 a 54 anni, con il 19,4% siamo proprio ultimi, la Romania è infatti al 19,8%.

Un dato da tenere presente, per l’Italia, è che se è vero che il calo di chi prosegue dopo il diploma è costante, sono però sempre di più le femmine quelle che invece continuano il ciclo di studi (55%). Tra chi ha preso il diploma e poi si è iscritto al primo anno di università, il record va al Molise (58,1%), poi l’Abruzzo (54,6%).

Nel 2015, il 45,9% dei diplomati in una scuola secondaria di secondo grado nel 2011 lavorava, il 63% dei diplomati agli istituti professionali, il 58,5% di chi invece si era diplomato all’istituto tecnico. In questo caso, sono di più gli uomini (50,1%). Tra i laureati di primo livello, siamo al 72,8% di persone con un lavoro, all’83,1% per i laureati di secondo livello. Per i dottori di ricerca, siamo quasi alla piena occupazione: il 91,5% di chi ha conseguito il titolo nel 2010, il 93,3% di chi lo ha fatto nel 2008.

Infine, gli ultimi dati sui maturi – quelli relativi al 2017 – che impongono a chi sta sostenendo adesso la prova di essere fiducioso: il 99,5% è stato promosso. In aumento anche il numero di chi è uscito con 100/100 e lode (5,3% contro il 5,1% dell’anno precedente), il 62,5% è andato oltre i 70/100. Le votazioni tra 91 e 99 si sono confermate all’8,5% del totale. I voti tra 81 e 100 sono scesi al 18,9 (erano 19,1% nel 2016), così come quelli tra 71 e 80 (28,6% contro il 29,2%). Chi è uscito con una votazione tra 61 e 70 è stato il 29,1% (contro il 29%). I 60 sono passati all’8,4% dall’8% del 2016. Lieve aumento delle lodi (1,2% contro 1,1%).

Ci sono stati dunque 5.494 diplomati con lode. I super bravi in Puglia (944), Campania (802) e Sicilia (516). Nella prima regione, si diploma con tanto di lode il 2,6% dei maturandi, in Umbria il 2,4%, nelle Marche il 2,3%. Le votazioni dei liceali sono mediamente più alte (2% con lode, 7,6% con 100, 10,9% tra 91 e 99, il 22,2% tra 82 e 90). Per i maturati di tecnici e professionali, lodi stabili, in aumento i 100. Tra i licei, è il Classico a fare la parte del leone con i voti più alti.

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