Esami di maturità: dallo scherzo telefonico agli errori nei testi ministeriali

Non può mancare qualcosa di curioso sulla maturità. Di aneddoti ce ne sono tanti, in realtà. Vediamo quelli più rilevanti, sperando di far rilassare chi si sta preparando alle prove orali. Ai primi del Novecento veniva definito esame di maturità quello che si faceva dopo la quarta elementare per poi proseguire gli studi. I provvedimenti Orlando del governo Giolitti introdussero infatti la scuola popolare obbligatoria, in Italia, fino ai 12 anni.

Nel 1943, a causa della guerra mondiale e di quella civile che l’Italia stava combattendo, non ci fu l’esame di maturità, ma semplici scrutini. Nel 1969, a causa delle proteste studentesche avevano infiammato in particolare il 1968, il ministro Fiorentino Sullo abolì gli esami di riparazione e liberalizzò gli accessi all’università.

Nel 1976 l’Italia stava vivendo gli anni di piombo e del terrorismo. Un fantomatico provveditore agli studi, con una semplice telefonata, riuscì ad avere in anteprima le tracce della prima prova. Da chi? Da una suora, preside di un istituto della zona di Pavia, che si fidò dello sconosciuto. La fuga di notizie costò ai maturandi lo slittamento della prova d’Italiano e della seconda prova scritta. Dal 1997, in teoria, non si dovrebbe più parlare di esame di maturità, ma di Stato. Difficile, però, eliminare le vecchie abitudini. Chi non la chiama maturità? Del resto, pure in Europa la chiamano così: in Polonia ‘matura’, in Slovacchia ‘maturità’, in Albania ‘Matura Shteterore’.

Nel 2008, un’autentica bufera si abbattè sul ministro dell’Istruzione Gelmini. Nelle tracce ministeriali, all’esame, ci furono diversi errori. Nell’intestazione della traccia della prima prova, sul testo di Eugenio Montale, ‘Ripenso il tuo sorriso’, i versi dedicati dal poeta al danzatore russo Boris Kniaseff vennero erroneamente presentati come se rivolti a una donna. Nella versione di greco, mancava una parola fondamentale per comprendere il brano tratto dal ‘Codice etico dello storico’ di Luciano di Samosata. Il testo d’Inglese, al Turistico, era privo di errori di grammatica e coniugazioni sbagliate dei verbi.

Arriviamo all’anno scorso, al 2017. L’analisi del testo di Giorgio Caproni, sconosciuto ai più, viene scelto più di Umberto Eco, uscito nel 2016. Addirittura il doppio delle volte (12% contro il 6%). Simpatia o antipatia?

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