Immigrazione: cosa dice la legislatura

Il tema dell’immigrazione è stato affrontato per la prima volta, sebbene in modo non organico e limitatamente alla materia del lavoro, dalla Legge n. 943 del 1986. La tematica è stata successivamente disciplinata dalla Legge Martelli del 1990 che detta quote di entrata dei migranti. Solo nel 1998 viene approvata la Legge Turco – Napolitano che costituisce la prima vera Legge che si occupa in maniera organica dell’immigrazione prevedendo, tra le altre cose, la delega per l’approvazione del decreto legislativo che ha dato poi origine al vigente testo unico sull’immigrazione (d.lgs. n. 286/1998). Tale ultima fonte normativa citata, la quale ha subito nel corso degli anni numerosissime modifiche, rappresenta infatti l’attuale contenitore dell’intera disciplina concernente l’immigrazione. Tra gli aspetti più significativi introdotti si segnalanola possibilità dello straniero di entrare nel mercato del lavoro italiano su chiamata del datore, nonché il ricongiungimento familiare degli stranieri.

Esso si articola in sei titoli.

Il titolo I illustra i principi generali: delimita l’ambito di applicazione della disciplina, indica i diritti e i doveri dello straniero, spiega il funzionamente del comitato per il monitoraggio e il controllo e inividua le poltiche migratorie prevedendo la programmazione di entrata degli stranieri su due livelli. Il titolo III contiene invece la disciplina relativa al lavoro, il IV all’unità familiare e alla tutela dei minori, il titolo V alla materia sanitaria, istruzione, alloggio, partecipazione alla vita pubblica e integrazione, mentre il VI contiene le norme finali. Il cuore del testo unico è costituito dal titolo II che regola l’ingresso, il soggiorno e l’allontanamento dal territorio dello Stato (artt. 4 – 20). I primi articoli di tale titolo si occupano di illustrare dettagliatamente le modalità di ingresso sul territorio italiano (permesso di soggiorno o passaporto munito di visto). Viene invece fatto divieto di entrata a tutti coloro i quali costituiscano per esempio una minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza dello Stato o per le relazioni internazionali, siano stati condannati per determinati reati, siano stati esplulsi. Altri articoli senza dubbio rilevanti all’interno del predetto titolo sono il 10, il 10 bis e il 10 ter, i quali si occupano rispettivamente di respingimento, di ingresso e soggiorno illegale (fattispecie penale – in particolare il primo ingresso irregolare – che avrebbe dovuto essere trasformata in mero illecito amministrativo in base a quanto stabilito dalla Legge delega 67/2014, trasformazione però non realizzata per il timore del potere esecutivo di incontrate lo sfavore dell’opinione pubblica) e di identificazione dei cittadini stranieri ritrovati in posizione irregolare sul suolo nazionale o soccorsi in mare.

In conclusione, sebbene, come si può facilmente intuire dalla sintetica disamina illustrata, il testo unico de quo rappresenti una fonte essenziale di riferimento in quanto contenente norme sull’immigrazione di indubbio rilievo, in molti ne auspicano una rimeditata modificazione, soprattutto alla luce del mutamento del fenomeno migratorio, assai diverso oggi rispetto al passato.

di Giulia Candelone

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