Bitcoin e le sue sorelle: le altre criptovalute

Più di 1.300 sono le criptovalute attualmente esistenti, capeggiate dal bitcoin naturalmente. Ci sono siti che aggiornano continuamente l’elenco, come si trattasse di quello telefonico di una volta. Partiamo da Ethereum, che si gioca testa a testa con Ripple il ruolo di seconda moneta più capitalizzata al mondo. È stata ideata da un matematico di 19 anni, Vitalik Buterin. È una rete pubblica di blockchain decentrata, ma che si concentra sull’esecuzione di codici di programmazione delle applicazioni decentralizzate, diventando dunque fruibile per esempio alle società finanziarie esterne.

Non sono pochi i big che si stanno rivolgendo a questa criptovaluta: Microsoft, Mastercard, BP, Intel, Samsung, JP Morgan, Toyota, Cisco, Consensys, National Bank of Canada. Esiste una variante, molto utilizzata in Cina, Ethereum Classic.

C’è poi Cardano, che ha il suo principale punto di forza nell’attenzione alla sicurezza grazie a una costruzione a strati. Il team di sviluppo, ogni giorno, lavora per trovare una giusta via di mezzo tra bisogno di regolamentazione e di tutela dei principi di riservatezza e di decentramento. Cardano non vuole rivedere l’intero sistema finanziario, ma utilizzare la tecnologia blockchain per portare i sistemi bancari in luoghi in cui sono stati precedentemente troppo costosi da implementare, in particolare nei Paesi in via di sviluppo.

Bitconnect è controversa. Lanciata nel 2015, sta definendo un sistema finanziario peer-to-peer in cui gli utenti possono prestare la propria valuta in cambio di interessi a titolo di remunerazione. Bitcoin Cash è una piattaforma che ha voluto incrementare le dimensioni del blocco e rendere più efficienti rapidità e costi delle transazioni.

Ripple viene considerata una delle monete virtuali su cui puntare maggiormente nel 2018. Non è solo legata all’investimento speculativo. Piace alle istituzioni finanziarie. Iota facilita le transazioni tra dispositivi sull’Internet of Things. Affronta le spese di transazione e i problemi di scalabilità delle tecnologie blockchain eliminando i tradizionali concetti di blocco. Per inviare una transazione al registro Iota si devono verificare unicamente le due precedenti. Non c’è un libro mastro centrale.

Parliamo brevemente anche di altre criptovalute. Nem è peer-to-peer e si basa sul linguaggio Java, Litecoin prevede transazioni a blocchi quasi istantanee, Monero regala ancora più privacy, Zcash ha copiato il codice originario di Bitcoin per poi modificarlo, Dash offre maggiore anonimato di Bitcoin, Siacoin permette a ciascuno di affittare il proprio spazio di archiviazione, ottenendo in cambio una ricompensa per il contributo alla rete, Stratis è la più facile di tutte da capire, Golem permette di commercializzare la propria potenza hardware in modo decentralizzato, Factom è un progetto open source, Lisk usa Java, Waves sta avendo piuttosto successo perché è facile da usare. Chiudiamo con Qtum: esegue funzioni di smart-contract a più livelli; Omisego si basa su Ethereum e opera principalmente nei Paesi asiatici.

di Alessandro Pignatelli

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