Giulia, icona del nuoto: il coraggio che supera ogni avversità

Quando una persona nasce per lo sport, nulla può separarla da questo. Nemmeno le avversità della vita. Giulia Ghiretti ha ventiquattro anni e fin da piccola pratica sport. Ginnastica artistica e trampolino elastico sono stati i suoi primi amori, ma nella vita tutto può cambiare. Durante un allenamento, nel gennaio 2010, una brutta caduta le causa una lesione alla colonna vertebrale che la costringe in carrozzina. Questo non ferma lo spirito marmoreo della parmense, studentessa di Ingegneria Biomedica a Milano, che si butta in vasca. Ecco il secondo innamoramento: il nuoto, l’unico sport che non la obbliga a stare in carrozzina. Nel 2011 i primi record italiani: 50 dorso, 100 rana, 100 misti in vasca corta e 100 rana in vasca lunga. Nel 2013 ai Mondiali di Montreal in Canada conquista la medaglia d’argento nella staffetta 4×50 stile libero. Nel 2014 agli Europei di Eindhoven vince la medaglia d’argento nei 100 rana e quella di bronzo nella staffetta 4×50 mista e l’anno dopo partecipa ai Mondiali di Glasgow 2015, facendo suo il secondo posto nei 100 metri rana e due nuovi record italiani nei 100 metri rana e nei 50 metri farfalla. Il 2016 è un tripudio di vittorie. Migliora il record italiano già suo nei 200 misti e agli Europei di Funchal, in Portogallo, conquista un argento nei 100 rana SB4. Poi l’incoronazione alle Paralimpiadi di Rio dove conquista ben due medaglie: un bronzo nei 50 m farfalla S5 e un argento nei 100 m rana SB4. Quando non veste la divisa della Nazionale Giulia Ghiretti è porta colori di Ego Nuoto e Fiamme Oro. In vista degli Europei di Dublino di agosto, si racconta.

Dalla ginnastica al nuoto. Quando nasce la tua passione per lo sport?

Mi dicono che non sono mai stata ferma neanche un minuto. A 3 anni la mamma ha iniziato a portarmi in palestra e da li non sono mai uscita.

 

Quanto ha influito sulla tua vita l’incidente?
Non saprei, forse dovrebbero dirlo gli altri. Io non credo di essere cambiata molto, sono sempre stata abbastanza determinata e selettiva. Di sicuro sono diventata ancora più selettiva con le persone. Ma come dice la mamma ‘tosta eri, tosta sei rimasta’.

 

Perché hai scelto il nuoto per rimetterti in gioco?
Perchè è l’unico sport in cui non sei vincolata ad ausili. Scendo in acqua e mi sento libera: io, sola con me stessa.
Quanto è stato utile lo sport per ricominciare?
Io non ho mai ricominciato niente, ho solo continuato la mia vita. Lo sport mi ha sempre dato tanto e mi mancava l’adrenalina da competizione e tutte quelle sensazioni che ti danno allenamenti e gare. Ero ancora ricoverata quando ho deciso di nuotare. Ho iniziato in piscina per fisioterapia, poi mi sono accorta che mi dava belle sensazioni. Allora ho cominciato ad andarci più spesso, finché non ho più smesso perché con i risultati ci ho preso gusto.

Quali sono i tuoi obiettivi sportivi futuri?
Ora sono completamente concentrata sugli Europei di Dublino, dal 13 a 19 agosto. Più a lungo termine, le Paralimpiadi di Tokyo del 2020. Le fatiche sono enormi: doppi allenamenti, tutto di fretta tra casa, università e nuoto. Poi ci sono i costi, che per il nostro sport sono alti e a carico dell’atleta. Fortunatamente c’è chi mi dà una mano e voglio ringraziare le aziende che mi sostengono: OCM, Crédit Agricole e Corte Parma.

 

Quale è stata la gara più bella?
Ho iniziato con i campionati italiani, ho fatto il mio primo mondiale nel 2013 e da lì ogni anno ho partecipato ad una competizione internazionale. Ogni volta che scendi in vasca con le migliori al mondo sai che quella gara, comunque vada, sarà bella. Se devo sceglierne una, non ho dubbi: il bronzo dei 50 delfino di Rio. A quelle Paralimpiadi, nel 2016, ho vinto anche un argento nei 100 rana, e ai Mondiali in Messico ho conquistato pure un oro, ma quel bronzo per me vale di più, perché completamente inaspettato. Con quella prestazione ho spiazzato tutti, me per prima.

 

Che cosa è per te vestire la divisa della Nazionale?
Indossare la maglia azzurra è sempre un onore. Non è una semplice maglietta ma porta con sé un valore, uno stile di vita. Non bisogna mai dimenticare che implica anche delle responsabilità perché sei tu in quel momento che rappresenti la tua nazione e questa ha scelto te per farsi rappresentare. Ai Mondiali di Città del Messico, lo scorso anno, ero portabandiera della Nazionale: un onore difficile da spiegare.

 

Cosa provi quando sei in vasca?
Ci sono volte in cui nemmeno io ho voglia di allenarmi; altre, invece, in cui non vedo l’ora di entrare e non sentire alcun rumore se non quello dell’acqua. La gara invece è il momento in cui si tirano le somme del lavoro fatto e lì sì che mi piace.

 

Cosa ti piacerebbe fare ‘da grande’?
Bella domanda! Qualcuno ha la risposta? Sicuramente mi sto laureando in Ingegneria Biomedica e poi si vedrà! Non ho idee precise adesso; mi piacerebbe fare più cose e varie. Per ora penso a laurearmi e a fare bene nel nuoto, poi si vedrà.

 

Un consiglio a quei ragazzi che si trovano a vivere una situazione simile a quella che hai vissuto tu.
La vita è fatta di mille aspetti e magari ci sono momenti in cui uno pensa che sia tutto da buttare, ma non è assolutamente così. Anzi! L’importante è buttarsi nelle cose e andare, senza farsi sovrastare dalla paura, che c’è, ci sarà sempre e bisogna conviverci. Non bisogna dire “No, non posso”, perché in realtà, molto probabilmente, si può. Ai ragazzi dico di provare uno sport, quello più adatto, quello che piace di più. All’inizio sembrerà strano, difficile, forse impossibile, ma presto si scoprirà un mondo bellissimo, fatto di grandi emozioni, rapporti umani, fatiche e soddisfazioni.

di Deborah Villarboito

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