Karate: la nazionale parla vercellese con Marco Mazzarda

Karate: la nazionale parla vercellese con Marco Mazzarda

5 Luglio 2018 0 Di il cosmo

Marco Mazzarda ha vent’anni e le idee chiare. Famiglia, karate e la costruzione di un futuro lavorativo solido sono le sue priorità. Ha imparato a camminare nel ‘dojo di casa’ e fin da piccolo è stato educato ai principi e alla disciplina del karate dai genitori Roberto e Ombretta, maestri noti a livello internazionale che hanno la loro scuola di karate a Vercelli. Marco si è laureato campione del mondo nel kata individuale nel 2017 durante i Mondiali di Treviso e ha contribuito al terzo posto a squadre. Nel palmarès del giovane karateka numerose gare internazionali e Campionati Italiani. Ciò che colpisce di questo atleta è la vivacità mista a concretezza e voglia di crescere, ma con i giusti tempi. Sa quello che vuole e sa come raggiungerlo insomma. Quando non è in Azzurro, il giovane Mazzarda porta i colori di casa, la Master Club.

 

Quando hai iniziato a praticare karate?
Ho iniziato a praticare karate quando avevo quattro anni e mezzo. Sono stato spinto dai miei genitori che hanno iniziato a mettermi il karategi. Io entravo e vedevo tutti gli altri che si muovevano, facevano già karate e io facevo solamente ginnastica. Mettevo la mia giacca, i miei pantaloni e la mia cinturina bianca, entravo facevo ginnastica e uscivo. Poi pian pianino ho iniziato, sono stato inserito dai miei genitori in modo inconsapevole ovviamente, ma crescendo mi sono appassionato sempre di più perchè c’era la loro passione e comunque si era creato un bell’ambiente e quando succede è fantastico. Credo sia davvero importante.

Fammi un breve elenco dei tuoi successi.
Tra le gare più importanti ci sono la Heart Cup che è una gara internazionale, dove ho ottenuto un primo e vari secondi posto negli anni; i Campionati Italiani dove son arrivato cinque volte primo nella specialità di kata, mentre nel kumite sono arrivato secondo e ho fatto diversi terzi, nell’Embu con la mia compagna di squadra Beatrice Anghel abbiamo raggiunto il terzo posto nella categoria Open. Agli Europei siamo arrivati terzi a squadre nel kata. Ai Mondiali 2017 mi sono piazzato primo nell’individuale e terzo a squadre sempre nel kata. Da più piccolo il trofeo Topolino lo avrò vinto otto volte, come anche il Meeting Europeo.

Quali sono gli obiettivi sportivi?
Non mi dispiacerebbe davvero partecipare ad una Olimpiade, come sfizio personale. Ho la possibilità di farlo in questo momento ma non penso proprio che mi dedicherò perchè ho altri progetti a livello soprattutto lavorativo che mi stanno prendendo molto e sarebbe comunque un grosso impegno. Il mio obiettivo sportivo prossimo è vincere i Mondiali nel 2019 in Portogallo.

Quali progetti hai per il futuro?
Il mio sogno più grande è aprire con delle persone con cui sto collaborando una scuola per bambini. Non mi piace tutto quello che viene insegnato a scuola. Lì i bambini dovrebbero già imparare ciò che serve per affrontare la vita, oltre alla cultura di base. Quindi una scuola fondata molto di più sull’imprenditoria e sullo sviluppo delle ‘soft skills’, come il saper parlare in pubblico, sapersi relazionare e gestire le relazioni, chiarire degli obiettivi. Quindi qualcosa che riguarda più lo sviluppo della persona, non solo l’essere legato ad un voto, che poi le persone credono quella cosa lì. Ognuno vale quello che crede di valere. Quindi sto aprendo delle reti commerciali in giro per l’Italia, in cui tutti quanti possono aderire. Stiamo impattando molto sulla salute delle persone, perchè si parla, in questo progetto anche di alimentazione e autostima.

Quanto devi sacrificare per il karate visto il livello che hai raggiunto?
Il sacrificio per il karate non è elevatissimo, anche perchè a me è sempre stato insegnato che un agonista migliora in base al tempo che ci mette a migliorare dopo la correzione dell’errore. Nel migliorare quello che c’è da migliorare. Un’attenzione estrema ai dettagli che permette di non allenarsi quelle mille volte al giorno, ma che rende sufficienti quelle tre volte a settimana dedicate al karate e un’ora e mezza al giorno di pesi, sia per la mia salute, sia per migliorare la mia prestazioni sportive. Gli impegni ci possono essere nel fine settimana con la Nazionale e le gare non sono moltissime. Devo dire che il karate non mi ha fatto sacrificare tutto il resto nella mia vita. Poi quando ci tieni a qualcosa nella vita il tempo lo trovi. Ho imparato a gestire il tempo, ma nemmeno il tempo si gestisce, basta saper gestire le priorità: karate, famiglia, lavorare per raggiungere la mia libertà. Il resto viene tutto dopo. Quando le priorità sono a posto, tutto è a posto, quindi non sacrifico nulla.

 

Quale è la cosa che ti piace di più del tuo sport?
La cosa che mi piace di più è quanto venga utilizzata la testa. La testa può fare la differenza, mi incuriosisce questo: lavorarci, fare attenzione al dettaglio, che parte proprio dalla mente, dall’atteggiamento di quando entri in tatami, in questa sorta di ambiente che si crea…mi piace, sembra di essere in una bolla. Quando entri per la competizione, sembra che non esista più nessuno. Ti senti isolato, trasparente. È proprio una sfida contro te stesso, anche se l’avversario è molto importante. È quella che mi fa stare sul campo, che non mi fa mollare qualsiasi cosa succeda. Ci sono tanti impegni ma non potrò mai abbandonare questa vita.

A cosa pensi quando stai per salire sul tatami?
Quando sto per salire sul tatami ho notato che fa la differenza una sola cosa. Di solito si pensano a due cose: quello che non vuoi e quello che vuoi. Prima, come la maggior parte delle persone, pensavo a quello che non volevo. Quando combatti le tue mosse sono congruenti a quello che pensi. Ora penso a me stesso e a fare bene la mia prestazione al massimo. A tirare fuori tutto il meglio di me stesso. Non guardo gli avversari ma penso a combattere contro me stesso, a fare la mia gara. Questo è un cambio che ho avuto nell’ultima gara dei Campionati Italiani, con il percorso di crescita che sto facendo. Penso che sono un campione. Sono bravo. Nella mente inizio a ripetermi tutte cose positive. Do io la mia identità, sono io. Di conseguenza il mio atteggiamento è congruente a quello che penso. Molte persone possono pensare che ‘me la tiri’, ma io penso che bisognerebbe ‘tirarsela’ tutti molto di più perchè se tutti iniziassimo a dirci che siamo forti, che siamo in grado, che ce la possiamo fare, tutti quanti otterremmo risultati migliori. Chi non pensa così, è egoista, anche se può sembrare il contrario.

C’è qualcuno a cui ti ispiri?
Mi ispiro ad un atleta, Matteo Leone, che ormai non gareggia più. Lui mi piaceva perchè non era altissimo, come me, ma combatteva proprio come un leone e a lui mi ispiro per il combattimento. Per i kata Mirko Saffiotti, mio punto di riferimento fin da piccolo. Ai miei genitori per quanto riguarda la costanza che hanno avuto negli anni e ai miei allenatori della Nazionale che sono sempre lì e dimostrano con l’esempio. Anche al maestro Dario Marchini, veramente un atleta incredibile.

Cosa diresti per convincere un tuo coetaneo a praticare karate.
Provare l’ebbrezza di quando fai un combattimento e sei messo a nudo contro le tue paure, la tua voglia di vincere, equivale ad un orgasmo, l’idea è questa…io per convincere un mio amico direi così! Mentre per convincere una mia amica le direi che ci sono molti ragazzi fighi, perchè nel karate siamo tutti molto fighi.

Come vedi la situazione del karate in Italia?
In Italia credo che ci sia il livello più alto di insegnamento. Dal punto di vista politico si può senza dubbio migliorare. Tanti paesi sono molto più avanti, pagano i loro atleti in maniera migliore. Quindi ovviamente un percorso agonistico con tutti i sacrifici, deve essere supportato anche da qualcosa che faccia sentire l’atleta al sicuro e rispettato. Negli altri paesi del mondo invece si parte ‘a manetta’ fin da piccoli.

Karate: stile di vita o disciplina sportiva?
Karate è disciplina sportiva e i karateki hanno quel brio che la maggior parte delle persone non ha. Tocca anche lo stile di vita perchè ti insegna ad essere molto vero, più del solito, quindi è qualcosa di veramente fantastico. Una disciplina che dentro al tatami ti tiene in un modo, ma che blocca delle altre cose fuori che ti permettono di vivere la vita alla grande.

 

Il karate alle Olimpiadi: quanto è importante questo traguardo?
È molto importante questo traguardo, anche se essendoci dei parametri diversi la disciplina in se’ viene anche un po’ storpiata. Non mi importa che sia alle Olimpiadi, ma mi interessa di più quanto mantenga le sue radici effettive, in modo che la gente lo veda per quello che è, non per lo spettacolo che si vuole creare, per quanto sia accessibile a tutti quanti, non solo a pochi privilegiati, che sia una cosa molto meritocratica per tutti quanti.

di Deborah Villarboito