Quando la “sintonia emotiva” diventa eccesso

5 Luglio 2018 0 Di il cosmo

Marco Minniti, vero artefice e fautore della politica anti-immigrazione italiana, ha dichiarato che la sinistra moderna non può perdere il legame emotivo con coloro che provano rabbia e paura. Immagino che Matteo Salvini possa esprimere perfetta sintonia con il suo predecessore. Cosa si può obiettare ad un esponente politico che vuole ardentemente tenere conto del vissuto del popolo, dell’uomo comune? Nulla. Forse. E’ compito della politica empatizzare con il popolo impaurito e arrabbiato? Forse. Forse no. Soprattutto però, proviamo a immaginare quali potrebbero essere le conseguenze di questa forte spinta a rinsaldare il legame politico con le emozioni dell’uomo comune, e per farlo non possiamo che rivolgere lo sguardo a quei contenitori di rigurgiti emotivi fini a se stessi quali sono i social network. Alla condivisione di un articolo qualsiasi di un quotidiano qualsiasi che riguardi uno dei temi caldi del momento (sbarchi, Europa, mondiali, ONG), l’uomo comune si scatena, e riversa tutta la sua rabbia e paura all’interno di commenti violenti, odiosi, nichilisti. Se la politica davvero empatizzasse con questo mondo fino in fondo saremmo circondati da persone armate, la pena di morte varrebbe pressoché per ogni reato, lo stupro pubblico sarebbe legalizzato quanto la tortura e la lapidazione, l’economia sarebbe collassata su se stessa da qualche anno e l’anarchia governerebbe indisturbata. L’anarchia, ecco la chiave di volta. Per definizione l’assenza di governo, o il governo di ognuno: al pensiero di una politica che sostiene il canale emotivo con la rabbia e la paura del cittadino l’unica definizione è questa. La presenza di governo, di un buon governo, passa dall’ascolto di queste emozioni e la ricerca delle motivazioni profonde sottostanti a questo vissuto. Vedere lo Stato a 360 gradi, essere lungimiranti, richiede un distacco dall’emotività che spinge ognuno di noi ad azioni avventate. Ciò a cui assistiamo oggi può sembrare un governo lungimirante, quando invece si pone all’opposto: l’elettore chiede, urla, insulta, il Governo risponde urlando e sbattendo i pugni. E’ chiara la sintonia emotiva. Forse, seguendo il ragionamento di Minniti, abbiamo la sinistra moderna al Governo.
Preferisco a tutto questo ricordare Marco Aurelio e il pensiero per cui “le conseguenze della collera sono molto più gravi delle sue cause”. Speriamo di no.

 

di Federico Bodo