Rovereto, capitale del Bitcoin o flop?

La capitale italiana del Bitcoin è Rovereto. Di più: doveva diventare una sorta di Bitcoin Valley. Parliamo all’imperfetto perché non tutto sta andando come fa programmi. Ma molto è stato fatto dal 2015 a oggi, tanto è vero che ci sono ben 73 punti pagamento con criptovaluta. Per avere un’idea: Roma e Milano ne hanno circa la metà.
A Rovereto, 45 di questi punti sono esercizi commerciali, sette delle dodici macchinette italiane che permettono la conversione di euro in criptovaluta si trovano sempre qui. C’è un centro di design e comunicazione, la prima azienda italiana a fatturare per intero in bitcoin. Non solo: esiste un ‘Comproeuro’ dove è possibile scambiare la valuta corrente con i bitcoin. Così, mentre nel resto del mondo si parla di bolla che prima o poi scoppierà, a Rovereto puoi vivere tranquillamente con i bitcoin. Comprarti una birra, fare la spesa, mangiare una pizza, andare dall’estetista a farsi belle, in lavanderia, acquistare videogame, noleggiare bici o motorino, iscriversi al golf club. Non solo: pure l’ottico, la scuola guida, il bar tabacchi, il benzinaio accettano i bitcoin. Ci sono persino i buoni pasto in moneta virtuale.
C’è chi sussurra che il bitcoin sta scendendo troppo e che dunque l’euro tornerà prepotentemente a essere la moneta di Rovereto. Altri ribattono che pur inventando le mail, il fax esiste ancora. Insomma, che le due cose possono tranquillamente coesistere. A Pordenone, comunque, aprirà un’università dove si terranno corsi di laurea e incontri didattici per imparare a usare il bitcoin. Non ci si arrende, insomma. Pure se qualcuno, al ristorante, accetta i bitcoin ma con qualche precauzione. L’accredito sul conto del titolare, infatti, avviene in euro. Accettare la criptovaluta è un servizio in più per il cliente, ma hai visto mai… In un wine bar, il titolare aveva deciso addirittura di pagare i dipendenti con la moneta virtuale, installando all’entrata una postazione bancomat per cambiare gli euro in bitcoin. Ma ora compare la scritta: “Fuori servizio”.
La volatilità ha convinto molti che fosse un azzardo. Anche se in tanti ci hanno guadagnato quando la quotazione saliva, saliva. Fino a novembre, la quota di un locale che nel fine settimana serviva tra i 6 e i 7 mila aperitivi sfiorava gli 80 euro al giorno in bitcoin. Oggi siamo a 20-30 euro. Chissà se la nottata passerà e Rovereto tornerà a essere Bitcoin Valley.

di Alessandro Pignatelli

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