Francia: contrario al principio di fraternità il reato di solitarietà

Mentre in Italia la manifestazione delle magliette rosse, pura solidarietà alle morti in mare, viene derisa dal Governo centrale, il Consiglio Istituzionale francese, l’equivalente della nostra Corte Costituzionale, ha definito contrario al principio di fraternità il reato di solidarietà. Quest’ultimo è stato istituito da pochi mesi oltralpe, e prevede pena fino a 5 anni di reclusione per tutti coloro che aiutino una o più persone soggiornanti su territorio francese illegalmente. Ritroviamo in questa decisione tutta la lungimiranza della Rivoluzione Francese, che istituì la nuova società francese e occidentale sulla base dei principi di libertà, uguaglianza e fraternità. Negli anni si è dibattuto a lungo su quale di questi principi fosse il più importante: le fondamenta della politica, come dei concetti di destra e sinistra in costante evoluzione, si trovano in questi principi inviolabili. E’ evidente come sia possibile privilegiare, a seconda del background personale e politico, il concetto di libertà oppure di uguaglianza, ma tenendo come principio inviolabile quello di fraternità, collante dell’umanità.
Così al cinismo del politico moderno, spietato e calcolatore, vincente, si staglia potente la culla della civiltà moderna, che ancora fortunatamente traccia indelebile il confine attraverso cui non ci si può spingere: chi aiuta incondizionatamente un altro essere umano, che soggiorni legalmente o meno su territorio francese, non è perseguibile per legge.
Ma attenzione, i rigurgiti social esplodono ancora: sono tante, decisamente troppe le opinioni contrarie al principio di fraternità, troppe le persone contro l’umanità. Un tacito accordo tra esseri umani da un paio di secoli guida il mondo occidentale tentando di evitare in ogni modo che le società varchino la soglia del “ogni opinione è possibile e valida”. Non sempre ci si è riusciti: in alcuni momenti la fame di libertà d’odio ha avuto il sopravvento esprimendo a pieno la fantomatica banalità del male.
I giorni che viviamo oggi sono sul confine tra la civiltà e l’istinto animale. Se ogni opinione è lecita, è lecito pensare all’omicidio, allo stupro, al genocidio, come opzione valida, seppur contro la legge. Di contro vietare un’opinione è per noi inconcepibile: provate a non pensare ad un coniglietto rosa, a cosa state pensando? Allo stesso modo se vi dicessero che una vostra opinione è fuori legge la rafforzerebbero e basta.
Quindi qual è il confine tra opinione e azione? Quale il confine tra pensiero e intenzione? Quale il confine tra Italia e Francia?

 

di Federico Bodo

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