Giardino zoologico di Pistoia dove gli animali sono i re

Giardino zoologico di Pistoia dove gli animali sono i re

12 Luglio 2018 0 Di il cosmo

Lei si nasconde dietro le foglie. Riesci giusto a vedere gli occhi, furbi. “Ma quando facciamo le visite notturne, è molto vanesia. Sa di essere osservata e va avanti e indietro”. La protagonista è la lince, una delle 100 specie che il giardino zoologico di Pistoia ospita in uno spazio di sette ettari. Sono specie in via di estinzione, salvaguardate grazie al programma europeo EEPs. Quello toscano non è uno zoo come siamo abituati a immaginare, non ci sono gabbie minuscole. Gli animali vengono tenuti in grandi spazi, in cui è ricostruito minuziosamente il loro habitat. Si muovono in tutta libertà, si fanno vedere dai visitatori, ma se vogliono possono anche starsene per i fatti loro.
La giornata di cui parliamo è molto calda. Dunque, all’ora di pranzo, sono molti gli animali che se ne stanno nella tana o lontani da occhi indiscreti. Cercano il fresco. Come l’orso bruno, che si farà vedere soltanto nel tardo pomeriggio. E’ una femmina. Eleonora Angelini, responsabile didattica e comunicazione della struttura, spiega: “Purtroppo, molti di questi orsi, in particolare quelli dei circhi, vengono addestrati in modo violento. Devono camminare su tizzoni ardenti, a suon di musica”. Non è naturalmente il caso della femmina presente qui a Pistoia, a cui fa compagnia un altro orso bruno: “Prima avevamo gli orsi polari”. In un altro enorme spazio c’è un lupo, anche in questo caso una femmina, molto anziana, di 19 anni: “Non è possibile inserire in questo spazio suoi simili perché lei ha imparato che questo spazio è suo. Del resto, è nata qui”.

Acqua dove nuotare, ma pure spiaggia dove riposare: è l’habitat dei pinguini africani, più piccoli di quelli che abitano al Polo Sud. Pinguini che sono animali molto sociali, al punto da aver costituito delle coppie. Ce n’è anche una composta da due maschi: “Nelle specie particolarmente sociali può succedere. Maschi con maschi o femmine con femmine”. Ma il mondo di questi animali è molto simile al nostro anche per un altro motivo. Pur essendo tendenzialmente monogami, nel giardino zoologico toscano c’è un pinguino femmina che, ogni tanto, torna dal suo primo amore. Pur essendosi costruita un’altra famiglia, come del resto ha fatto lui. Il primo amore non si scorda davvero mai. Alle cinque di pomeriggio, ben abituati, arrivano tutti per ricevere la merenda. Si mettono in coda come fossimo alla mensa, non cercano di fare i furbi prendendo più razioni di quelle concordate. Tanto, alla fine, i pesci che rimangono vengono buttati in acqua e i pinguini più affamati possono andare a pescarsene altri. Lo spettacolo richiama ogni giorno moltissimo pubblico.

Dice Eleonora Angelini: “Abbiamo una media di 110 – 120 mila visitatori all’anno. Facciamo didattica con le scuole, partecipiamo a numerosi progetti. In tutto, siamo una ventina a lavorare qui”. Suo marito, Paolo Cavicchio, è il responsabile, esperto di veterinaria. Continuiamo le visite. E arriviamo ai fenicotteri, in grado di stare per diverso tempo anche su una zampa sola, riposando l’altra. Ce n’è uno, più rosa degli altri: “Fa fatica a venire accettato perché è diverso”. I cuccioli si distinguono perché sono grigi o perché, quando iniziano a crescere, hanno il collo più scuro. Proprio mentre li guardiamo, un cucciolo chiede chiaramente alla mamma di ricevere del cibo e lei, prontamente, mastica e poi porge il suo boccone all’amato.

Il giardino zoologico è davvero grande e ben strutturato. Per gli animali, c’è la possibilità veramente di godersi lo spazio a disposizione. Arriviamo ai panda minori, che niente hanno a che vedere con i panda che conosciamo. Intorno, c’è una casetta che pare una pagoda (per ambientare meglio il tutto). Ci spiega la responsabile: “Loro solitamente dormono dentro le botti, ma a volte anche appesi agli alberi”. Uno di loro sta facendo proprio questo mentre è quasi ora di pranzo. Hanno doti di equilibrio notevoli, non c’è che dire.

Nel pomeriggio, restano ancora tanti animali da osservare (sono 400 in tutto). Arriviamo alla zona delle giraffe, molto più grandi viste da vicino, che accettano il cibo dai visitatori, prendendolo con una lingua davvero molto lunga e appiccicosa: “La usano perché sono solite mangiare le foglie dell’acacia che, però, ha la spine. In questo modo, possono prendere la foglia senza pungersi”. Vicino alle giraffe c’è lo spazio per gli elefanti. Sono due femmine, circa di mezza età, Savana e Tamara. Per una di loro è tempo di mangiare. Foglie. Con la proboscide le prende, le porta alla bocca, le spezzetta. Mastodontiche Savana e Tamara, ma tanto simpatiche e dolci. Molto amiche tra loro.

Ci addentriamo nello spazio dei lemuri, che fanno parte dei primati, ovvero sono i veri antenati dell’uomo: “Solo che sono rimasti a uno stadio cognitivo molto inferiore anche alle scimmie”. Hanno però le zampe dietro e davanti con il pollice opponibile. E una coda molto lunga, utilizzata per comunicare (insieme all’odore). “E’ una società matriarcale questa. Sono le femmine che comandano, il maschio è sottomesso. Un’altra specie, non quella che abbiamo noi, arriva a schiaffeggiare il maschio. Lo fa pure la figlia con il papà”. Loro, i lemuri maschi, si limitano a formare bande e a gironzolare intorno alle femmine, sperando di essere scelti.

Pure i pavoni, come sappiamo, fanno la ruota per piacere alla femmina: “Che pare disinteressata, invece sceglie quello che la fa più bella, colorata”. Vediamo pure due tapire, grosse, ben diverse dal tapiro di ‘Striscia la Notizia’ come dimensioni. Tant’è, questa è la realtà. Non mancano, al giardino zoologico di Pistoia, i pappagalli. Ci sono zebre, mucche, caprette, testuggini, grandi capre. “Queste hanno corna girate al contrario ed è la loro sfortuna. Si fa a gara, purtroppo, a cacciarle per poi fare le foto con questo trofeo. Al punto che, ogni anno, a livello mondiale, organizzano un’asta per cedere 3-4 esemplari. Chi partecipa, offre 20 mila euro per poterne prendere uno da uccidere. Con il ricavato dell’asta, si pagano le guardie forestali che devono vigilare proprio sul fatto che non ci siano altre uccisioni. E’ triste, ma è così”.

Ci spostiamo dove un leone sta silenziosamente riposando. Il suo ruggito non si sente, quindi. In un’altra zona, ecco le tigri. Una di loro si decide a scendere e a dire qualcosa. Udibile anche da molta distanza. Prima di andare via, vedremo anche i gibboni. La femmina sta allattando la figlia. Il maschio fa acrobazie per farsi notare da noi. “Le femmine sono chiare. O meglio, si scuriscono a una certa età per poi tornare di colorito chiaro”.

Abbiamo già visto lo spettacolo dei rapaci. Molto da vicino. Un gufo, un barbagianni, una piccola aquila. Addestrati secondo l’antica arte della falconeria, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità: “Il barbagianni sente il battito del cuore di un topo anche a 30 metri di distanza” spiega l’addestratrice.

L’ultimo arrivato è l’ippopotamo pigmeo, che pesa 250 – 300 chili rispetto ai 2.000 dell’ippopotamo anfibio. Si chiama Isotta, ha 2 anni, e in molti Stati dell’Africa è a forte rischio di estinzione perché le foreste vengono disboscate per fare coltivazioni di olio di palma, l’habitat viene distrutto per le estrazioni minerarie, la carne viene mangiata dalle popolazioni locali. Il giardino zoologico di Pistoia, che aderisce all’’EASA, si batte proprio per ospitare, salvaguardare e far riprodurre le specie che, altrimenti, rischierebbero di scomparire.

Prima di lasciare la struttura, gli occhi sono ancora impregnati di natura, delle cavie, degli aironi rosa che fanno il bagno, del gallo e delle galline, dei cammelli, dei markor, di nandù, capibara e canguri wallaby. La promessa è di tornare qui per i 50 anni, visto che il giardino zoologico è stato creato nel 1970, il 19 di aprile.

di Alessandro Pignatelli