La felicita’ e’ seguire il piacere

C’è solo un motivo per cui Claudio fa ogni singola cosa: perché gli va. È questo il significato che lui dà al suo non andare contro cuore. Seguire sempre il piacere, l’appagamento. La felicità.
«Sarei in grado di spendere anche molti soldi per un’opera d’arte: per me è un investimento. È un investimento in felicità». Lo racconta mentre gira per la Galleria d’Arte che cura nel cuore del centro storico di Vercelli, un luogo che ama come se fosse la sua casa. E, in un certo senso, lo è.
A Claudio Balocco è difficile dare un’età ed è abbastanza vanitoso da non svelarla, perché il suo spirito prevale su ciò che sono i suoi anni e, si sa, un animo non ha tempo: è sempre giovane se proiettato alle parti belle della vita. E lo spirito di Claudio lo è perché lui, fin da quando era bambino, ha sempre vissuto di passioni e alla ricerca di ciò che lo fa star bene o, come dice lui, «alla ricerca del bello».
Claudio è sempre stato in mezzo all’arte, fin da piccolo: «Mia madre e mio padre erano amanti dell’antiquariato e di alcune collezioni dell’Ottocento. Ho iniziato a essere un collezionista non appena ho avuto le possibilità economiche che mi permettessero di iniziare ad acquistare i primi pezzi, seguendo l’arte moderna e contemporanea. Per tanti i sacrifici economici che fa un collezionista sono pari a frivolezze e spese inutili: ma niente è superfluo se serve a far star bene. Come può essere inutile il benessere?»
Il benessere, la felicità e la condivisione di queste: è proprio questo il principio sul quale ha fondato la sua Galleria d’Arte a Vercelli: «La Galleria non è uno spazio commerciale, non ci guadagno nulla. Molte persone, dinanzi a questa mia precisazione, mi chiedono chi o cosa me lo faccia fare… Semplicemente credo che il guadagno non sia solo economico. Per me condividere la mia passione con chi viene appositamente in Galleria è un guadagno ancor più grande: morale, d’animo. Mi riempie di gioia. È meraviglioso sapere che ci sono ancora tante persone, in un modo spesso molto superficiale, ancora interessate alla parte più profonda della bellezza».
Il bello di cui Claudio parla è quello filosofico. Un po’ alla Dostoevskij, l’autore russo secondo il quale “La salvezza salverà il mondo”; e un po’ alla Nietzsche, che sosteneva che nell’arte ci fosse una vera e propria promessa di felicità. Ma con ‘arte’, quando si parla di Claudio, non si intendono solo le opere che ha in esposizione nella Galleria ma il vero e proprio modus vivendi con cui conduce la sua quotidianità: «La mia è una vita semplice, fatta di cose ordinarie ed essenziali. Io stesso sono una persona semplice”.
Mentre Claudio si racconta, non si può non essere attratti dalle unghie smaltate delle se mani: va da sé che, molto banalmente, viene da chiedergli come mai metta lo smalto alle unghie. Ci si potrebbero aspettare risposte profonde, spiegazioni morali. Quello che, invece, dice è: «Perché mi piace». Molto semplicemente. Quindi sì, probabilmente Claudio è davvero un uomo semplice, che vive la sua quotidianità: a differenziarlo dalla massa, però, è che questa quotidianità, Claudio, ha capito come renderla straordinaria.

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