Massimo Carpo: lavoro, famiglia e powerlifting

Massimo ‘Max’ Carpo è un campione: ha conquistato diversi piazzamenti mondiali e uno europeo, oltre a svariati record ancora imbattuti nel suo sport, il powerlifting, che pratica nella maniera più naturale. Massimo Carpo è un lavoratore: ha un’azienda di famiglia creata dal nonno, passata al padre, che ora è sua, dove progetta e costruisce macchine agricole di grandi dimensioni. Massimo è un padre di famiglia, che per avere tempo di giocare con il proprio figlio, si è costruito la palestra in casa, per poter vivere pienamente ogni suo singola passione. Classe 1977, dopo aver vinto tutto negli Open, l’obiettivo è vincere tra i Master, sempre dedicando il giusto tempo a questo sport, al lavoro, alla famiglia, soprattutto al piccolo Cesare.

Quando è nata la passione per questo sport?
Io ho incominciato a fare palestra a livello di fitness quando avevo 14 anni, quindi 26 anni fa. Mi sono sempre allenato da bodybuilder fino al 2009. Con gli anni ho capito che se volevi diventare “grosso”, “da vetrina”, dovevi usare sostanze stupefacenti. Ho sempre pensato di riuscirci senza e arrivato ad un certo punto non mi sembrava proprio il caso di farlo. Allora allenandomi, i ragazzi che avevano rilevato la mia vecchia palestra mi hanno detto:”Max, ma perchè non ti dai un po’ al powerlifting?”. Sapevo che cosa era ma non avevo mai provato. Da lì ho incominciato. Anche perchè mi allenavo da bodybuilder, ma ho avuto una forza sempre al di sopra della norma e anche da ragazzino sono sempre stato piuttosto forte. Gli esercizi di forza mi hanno sempre appassionato. Così è iniziata la mia avventura nel powerlifting. Dopo sei mesi di allenamento specifico, la prima gara in Normandia, Francia, nel 2010. emozionatissimo, ho fatto il secondo posto in categoria, un grande risultato per essere la prima gara. Da lì mi è partita la malattia della forza e questa voglia costante di incrementare le mie prestazioni.

A cosa pensi quando sei in pedana e stai per gareggiare?
La preparazione per una gara mi porta ad una tensione molto forte, nei mesi prima nella preparazione vera e il giorno della gara stessa. In quel momento sono tesissimo e super concentrato, ma con addosso sempre una certa paura perchè non sai come sei arrivato. Nel programma di allenamento che faccio io non è che provi il massimale e poi vai in gara, ma lo hai provato mesi prima. Quindi vai in gara e non sai bene che cosa può succedere a livello di peso. Tutta questa tensione si azzera totalmente appena incominci a scaldarti. Quindi dietro le quinte della pedana ti scaldi, incominci a sollevare qualche peso, e incominci a capire che cosa potrai combinare in gara. È bello quando, avendo carichi ‘target’, li sollevo e so che cosa posso combinare. Ad esempio nello stacco da terra ho il 220kg: da come lo sollevo ‘dietro alle quinte’, so già come andrà a finire la gara. Nel momento in cui salgo sulla pedana fisicamente per fare l’alzata sono tranquillo, molto concentrato, ma tranquillo. Negli anni ho scoperto che questa tranquillità è il segreto per fare bei carichi e per vincere, perchè se arrivi teso non combini niente. Se riesci a gestire la tensione e farla scomparire del tutto quando inizi a scaldarti, allora farai una gara bella, come si deve.

Perché la decisione di allenarsi a casa?
La decisione di allenarmi a casa è arrivata quando mio figlio ha incominciato ad avere due-tre anni. Tornavo a casa dal lavoro alle sei e mezza, mi facevo la doccia e partivo per andare in palestra. Mio figlio ha incominciato a chiedermi di stare a casa a giocare e io gli dicevo di no perchè dovevo andare ad allenarmi. Quando tornavo a casa erano le nove di sera e cenavo ed era ora di mettere a letto Cesare. Mi stavo accorgendo che non riuscivo a godermelo, avevo voglia di vederlo e di giocare con lui. Però era forte anche la passione per l’allenamento. Allora ho deciso di costruirmi l’attrezzatura. Con il mio lavoro era facile. Mi sono costruito una sala pesi e da lì ho risolto ogni mio problema, perchè se prima l’allenamento in palestra durava due ore, qui in casa in un’ora ho risolto tutto, gestendo meglio il tempo. Poi gioco con mio figlio, ceno e poi gioco ancora con lui fino a quando non lo metto a letto e riprendo ad allenarmi anche fino a mezzanotte. Il ritmo così è molto diverso, sono molto più rilassato e riesco a gestirlo meglio anche con il lavoro, se rientro tardi non mi faccio mille problemi.
Come conciliare un lavoro fisico con uno sport decisamente fisico?
Più passa l’età più diventa un problema. In pratica devo organizzarmi con il volume di allenamento. Per cui nei periodi di lavoro in cui sono di più in officina e quindi la fatica è minore, riesco a fare programmi più lunghi e imbastire un programma diverso. In questo periodo qui che, è sempre quello in cui devi preparare una gara, in cui sono via tutto il giorno e il lavoro fisico è molto molto alto, con il caldo e tutto il resto, allora lì devo abbassare il volume dell’allenamento, devo riuscire a giostrare una cosa e l’altra. Sicuramente facessi un lavoro sedentario di ufficio, mi aiuterebbe molto di più; così invece devo cercare di mediare una cosa con l’altra. Poi l’allenamento in casa mi aiuta moltissimo, perchè il giorno in cui ho tanto da fare, mi sposto l’allenamento al giorno successivo.

 

Fammi l’elenco delle tue vittorie.
L’anno scorso ho fatto il terzo posto al Mondiale di Anversa 2017 in Belgio (dove ha sollevato 260kg nello stacco, ndr). L’anno prima ho fatto il primo posto ai Mondiali di Wrexham 2016 in Galles (con un’alzata di 282,5kg e record Italiano Assoluto, imbattuto per 40 anni e ancora di Carpo, ndr). Oro con record italiano di categoria agli Europei di Riva del Garda del 2015. Nel 2010 ai miei primi Europei in Normandia, Francia un secondo posto. Agli Italiani non sono mai andato perchè erano garette un po’ facili. Nei Mondiali di Dusseldorf 2014 in Germania, i più belli in assoluto, ho fatto il primo posto di categoria nello squat, sollevando 240kg (record italiano di categoria ancora imbattuto, ndr), e nello stacco da terra, sollevando 270kg. È stato il mio primo mondiale e la mia gara più bella perchè me la sono proprio goduta. Ho fatto quasi una settimana via, è stato veramente appagante. Poi il primo titolo mondiale è tanta roba. Non ci credi. Sono tornato a casa e ho camminato tre metri sopra al cielo per un mese. Pensavo: ‘Ho vinto i Mondiali di powerlifting’.

 

Quale sensazione ti dà questo sport?
Io amo le sfide, soprattutto amo sfidare me stesso e spostare l’asticella sempre più in su nel lavoro, nella progettazione, in tutto. Io progetto una macchina, la costruisco, la testo, va bene e sto già pensando alla prossima. Quindi per me lo sfidare me stesso in tutti i campi è una droga, un vizio. Nel powerlifting, in realtà, di andare a fare una gara non è che mi interessi molto. Io faccio delle prove durante l’anno di alzata massima per capire se sto migliorando, se sto lavorando bene. Quando concludo l’alzata e ho aumentato il carico, quella è la soddisfazione massima che puoi avere. Che poi ce l’abbia su una pedana e mi certifichino l’alzata, o che lo faccia in casa mia nella mia pedana in sala, dico la verità: non cambia un gran che. La sensazione, la gioia di fare l’alzata è la stessa. Poi io sono uno che lo fa proprio per se stesso, e basta. A me interessa superare me stesso e alzare sempre di più il gradino del mio limite. Quest’anno c’erano i Mondiali a Malta e per vari motivi non sono potuto partire. In realtà io li avevo preparati: pur sapendo che non sarei partito, ho iniziato la preparazione alla gara. Il giorno della gara ho fatto il mio Mondiale a casa mia e ho fatto la mia alzata. Confrontando i risultati, ho scoperto che avrei fatto un gran bel primo posto sia in categoria sia negli assoluti. Quindi quale soddisfazione migliore: ti sei allenato bene, hai fatto il tuo, non ho aumentato il massimale, ho fatto il mio classico solito e avrei fatto un gran primo posto. Ha sollevato 265kg chi ha vinto i Mondiali, io avevo 285kg.

Quale è la difficoltà più grande del praticare il powerlifting?
Mi piace il powerlifting, lo adoro, quindi non è difficile. Quando vuoi gareggiare arrivano le difficoltà. Perchè in Italia è considerato uno sport minore, quindi zero. Ogni volta che ci muoviamo dobbiamo tirare fuori il portafoglio e spendere di tasca nostra. Non hai alcun tipo di sponsor. Se vuoi gareggiare la gara costa. Quella è una bella difficoltà. Un’altra difficoltà non indifferente è quando sei in vacanza e vuoi continuare ad allenarti: è raro trovare palestre attrezzate per il powerlifting.

 

Come vedi il powerlifting in Italia?
Lo vedo bello perchè fatto da gente che ha veramente voglia di faticare, proprio perchè in Italia siamo i peggiori a livello di organizzazione. Nelle gare che ho visto in giro, ci sono nazioni come la Polonia e la Moldavia, semipovere, che arrivano con il pullman della Nazionale, con le tute tutte uguali. Noi, invece, partiamo ognuno per conto proprio e se uno si è comprato la maglietta azzurra con scritto Italia è già tanto. Lo vedo bene a livello sportivo, perchè ci si mette l’anima, ma a livello organizzativo zero. Il riconoscimento è nullo, anche all’interno delle federazioni.

Se dovessi consigliare a qualcuno di praticare powerlifting, cosa diresti?
Gli direi di sì in tutti i modi. Allenandoti per la forza, hai una crescita muscolare naturale e sottolineo naturale. La crescita muscolare dovuta all’aumento di forza è più duratura, molto più concreta. Sei molto più tosto, duro. Allenandoti per la forza, di conseguenza aumenti la massa, sempre però a livello naturale e umano. Io mi alleno da quando avevo 14 anni e pesavo 65kg, ora ne peso 92kg. Inoltre, se uno incominciasse, gli direi in tutti i modi di stare alla larga dal doping, perchè quella roba lì è devastante e rischi di lasciarci giù la vita. Quindi assolutamente di girare alla larga da quello schifo lì. Il problema è che molti pseudo allenatori ti consigliano: ‘Ma sai, se prendi questo aumenti subito!’. È porcheria pura. Questo è il più grosso consiglio che darei se conoscessi qualche ragazzino che volesse approcciarsi al powerlifting.

Cosa dice tuo figlio in merito al fatto di avere come papà uno degli uomini più forti al mondo?
Mio figlio Cesare ha sette anni compiuti adesso, non se ne rende molto conto, anche perchè i Mondiali belli li ho vinti che lui era piccolo, aveva tre e quattro anni. Lui mi ha sempre visto così. Quindi per lui sono normale, un papà normalissimo. Si vede che è tutto orgoglioso quando è capitato un paio di volte che sono andato a prenderlo a scuola, entrando in classe da lui, i suoi amichetti sono rimasti stupiti e hanno esclamato:’ Guarda che muscoli quello lì!’, allora era tutto gasato e rispondeva ‘Sì, sì il mio papà ha i muscoli!’. Poi per il resto mi vede come un uomo normale, nulla di più.

 

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