Sono i clacson che fanno girare l’economia

Il rumore. Penso sia la cosa che differenzia maggiormente le diverse zone d’Italia. Più si scende nello Stivale, più le voci sono forti. Ma, soprattutto, si usa il clacson delle macchine come fosse la frizione. Al Nord, fanno eccezione naturalmente le grandi città, si usa con parsimonia. Quasi a voler risparmiare. Il pedone o il ciclista sono rispettati. Al segnale di verde o di rosso le auto si fermano. Quando scatta il verde, il clacson comincia a suonare solo dopo diversi secondi se l’autista della, macchina davanti si è addormentato.

Scendiamo verso Sud. Passando naturalmente per il Centro. Che sia verde o che sia rosso, i clacson suonano. Che siano le 7 di mattina o le 2 di notte, i clacson suonano. Non si risparmia sul rumore, anzi. Il silenzio è assordante da queste parti. Man mano che si va giù lungo l’Italia, pare che le auto siano dotate di vita loro. C’è qualcuno che giura di aver visto una macchina suonare il clacson anche se l’autista aveva le mani da un’altra parte. Un secondo prima che scatti il verde, stai certo che un clacson avrà già iniziato a fare baccano. Con tanto di corna o altri gesti da parte di quello davanti che, poi, farà la stessa cosa al semaforo successivo con quello che sarà davanti a lui.

Il pedone? Si arrangi. Il ciclista? Perché ce ne sono ancora? Non si contano poi le auto in doppia o tripla fila. Tu devi uscire e non puoi perché avevi parcheggiato, giustamente, negli spazi delimitati. E allora cominci a guardarti in giro come fossi una sentinella al forte. Di chi sarà l’auto? Provi dal macellaio, dal parrucchiere, al bar. Non si palesa nessuno. Allora torni in macchina e inizi a suonare senza sosta. Cosa? Il clacson, naturalmente. L’Italia del Centro e del Sud è un’eterna vittoria dell’Italia al Mondiale. Benché il clacson non suoni a festa. Al Nord, persino ai matrimoni, si usa con parsimonia. Per non disturbare, per non entrare con vivacità nella casa altrui. Dove magari c’è chi sta riposando o sta lavorando.

Da Roma in poi, invece, quasi non ci si fa più caso all’inquinamento acustico. Ripeto: se per qualche secondo non suona un clacson, ci si guarda spaventati. Come se la fine del mondo fosse imminente. Finché un ‘salvatore’ non preme sul volante facendo tirare un sospiro di sollievo. E aprendo, di fatto, un nuovo concerto. Che mai avrà fine. C’è chi si crede Giuseppe Verdi, chi Mozart. Chi va a tempo, chi dà una clacsonata infinita e lunghissima. Si parla con il clacson. “Muoviti”, “Sveglia”, “Vai vai, che tanto tra poco ti devi fermare”. “Sei vecchio”, “Chi ti ha dato la patente”. Ormai tutti hanno imparato questa lingua, come fosse quella dei segni (e dei gestacci). Del resto, a rispondere a voce si rischia di distrarsi, così invece non si tolgono mai le mani dal volante. C’è poi quello creativo, che ha truccato il clacson, e riesce per davvero a fare canzoncine. Pensando che così sia più piacevole mandare l’altro a quel paese. Non manca il ritmo, questo è certo. Tanto che se poi un residente al Centro o al Sud si ritrova nel traffico del Nord, resta spiazzato. Vede le labbra degli altri automobilisti muoversi, ma il clacson non suona. Sarà rotto? Pensa che al più presto dovrà fare una visita specialistica dall’otorino perché non sente più. Così un residente al Nord che si ritrovi imbottigliato nel traffico al Centro o al Sud: si tapperà le orecchie, inutilmente. Penserà che quello è l’inferno. Che un manicomio aperto proprio non c’è più? Arriverà a casa stremato, sudato, tremolante. Quella macchina non vorrà più prenderla per un po’. E al primo clacson di notte, si sveglierà di soprassalto e cercherà di partire. Finendo per cadere dal letto. E pure lì, resterà paralizzato. Spaventato. Si addormenterà giusto un’ora, il tempo in cui i clacson non suonano perché anche i professionisti del baccano dovranno pur riposare un attimo, ma sarà la sveglia (la sveglia?) a fargli urlare ancora e di nuovo tutta la sua impotenza di fronte a quei clacson. Finirà dallo psichiatra. Mentre il suo collega al Nord è dall’otorino. Insomma, alla fine, sono queste persone che fanno girare l’economia. A suon di clacson.

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