Il decreto dignità, Boeri e il classico caso all’italiana

Il Decreto Dignità proposto da Luigi Di Maio e approvato lo scorso 2 luglio in Parlamento è entrato in Gazzetta Ufficiale. Il super Ministro del Lavoro però non si era accorto prima della pubblicazione dell’inserimento di una piccola postilla, probabilmente scritta molto piccola in un angolino per sfuggire all’attenta analisi del super Ministro, la quale prevede una stima riguardo la possibile riduzione di 8.000 posti di lavoro all’anno fino al 2028. Ottantamila posti di lavoro in meno in dieci anni.
All’accorgersi della macchiolina, su suggerimento degli elettori di ogni parte politica, alza la testa, chiama il compare del Ministero dell’Interno Salvini, chiama il Ministro dell’Economia Tria, chiama la Ragioneria dello Stato, e si inalbera, con ministeriale ritegno. Alla stampa risponde che non si sa quale “manina” abbia inserito il dato in Gazzetta. Dal Governo tutti cercano di affermare la non scientificità del dato, e ci mancherebbe. Poi viene affermata l’aleatorietà della valutazione espressa. E poi ecco arrivare il clou, il complotto: qualcuno avrebbe prodotto il dato per contrastare il governo attuale. Chi è questo qualcuno? Tito Boeri, Presidente dell’INPS, economista stimato a livello internazionale. Appresa la notizia dal compare Vice Presidente del Consiglio, Matteo Salvini esplode e tuona: Che si dimetta! Che poi, perché dovrebbe dimettersi? Se ha sbagliato, che lo licenzino. O forse non ha sbagliato? O forse non possono licenziarlo? Panico.
La sentenza ai posteri, è il meccanismo attivato in questa vicenda che ci incuriosisce. Dati alla mano pare andata così: il dl viene approvato, e lo stesso giorno la Ragioneria dello Stato chiede una serie di pareri ad una serie di organi statali, tra cui l’INPS, a cui viene chiesto con urgenza di valutare il numero di lavoratori coinvolti al fine di quantificare il minor gettito contributivo, e quindi le coperture del dl stesso. Pronti via, quattro giorni dopo, sei giorni prima della pubblicazione in gazzetta, l’INPS recapita alla Ragioneria la relazione nella quale si stimano circa ottomila posti di lavoro in meno all’anno per dieci anni. Tutto documentato da La Stampa da qualche giorno.
Nessun segreto dunque, solo l’elaborata macchina statale che procede come da protocollo.
Il fatto è che se il politico non conosce i protocolli, non ha esperienza e non ha alcuna intenzione di procurarsela questa esperienza, tra le conseguenze c’è quella di fare figure barbine. A livello nazionale, per cui pare che pochi se ne interessino, ma soprattutto a livello internazionale: una platea che osserva attentamente, giudica e sentenzia. E poi decide chi si può sedere al tavolo delle decisioni importanti.
Regaliamo un paio di manuali a Di Maio. O un Ministero a Boeri.

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