Il medico: “Prendete le informazioni dai professionisti”

Una delle “battaglie sociali” più discusse degli ultimi anni, divenuta ormai protagonista nella favola morale all’italiana, è quella sui vaccini. Due le fazioni concorrenti: quella formata da chi segue regolarmente il percorso medico previsto (e che, quindi, sarebbe sbagliato definire “favorevoli” poiché semplicemente si affidano alla scienza) e chi, invece, si professa contrario e non sottopone né se stesso né i suoi figli alle iniezioni.
«Difficile trovare una motivazione che giustifichi questa divisione: il perché di questa lotta ce lo domandiamo anche noi professionisti del settore – dice Gabriele Bagnasco, Direttore del Dipartimento di Prevenzione e della Struttura Complessa Igiene e Sanità Pubblica. In base ai colloqui che regolarmente facciamo con i genitori di bimbi non vaccinati, si può constatare un’ulteriore divisione, quella interna ai “contrari”: c’è, infatti, chi non è favorevole ai vaccini a causa di esperienze negative dirette o indirette oppure ha bambini che soffrono di particolari patologie; c’è poi chi, invece, li pregiudica a priori senza alcuna ragione concreta».
Una campagna che, comunque, ha fatto discutere e che ha istillato dei dubbi anche nella testa delle persone totalmente fiduciose nei confronti del mondo medico, «ma questo non è un problema: è giusto che le persone si informino e si confrontino con gli esperti se dovessero avere remore, l’importante è che le informazioni giungano da chi ha davvero gli strumenti e le conoscenze per rispondere, perché molte notizie arrivano da fonti sconosciute e sono servite solo a creare panico anche laddove non era necessario».
Oltre alla ragione di questa guerra, Bagnasco si chiede anche come mai «siano stati presi di mira proprio i vaccini ed esclusivamente questi. Mi spiego meglio – continua il medico -: nonostante ci sia sempre chi è restio nei confronti dei farmaci, non è mai nata una vera e propria campagna contraria agli antibiotici o ad altri aspetti o prodotti dell’universo medico scientifico che potrebbero essere anche più pericolosi dei vaccini stessi. Mi domando chi o cosa ci sia dietro questa scelta e l’unica risposta che, per ora, ho saputo darmi è inerente all’aspetto legale: può darsi, mi sono detto, che i vaccini siano diventati bersaglio a causa della loro obbligatorietà, mentre qualsiasi altro farmaco si è liberi di scegliere se assumerlo o meno».
Un questo che, invece, viene da porre a un professionista è quello riguardo alla reale criticità: è pericoloso non vaccinarsi?
«Dipende dal contesto e dal soggetto: prendiamo come esempio un bambino nato da genitori sani e senza particolari patologie, che conduce una vita ordinaria tra la sua abitazione e la scuola materna. Non corre in particolari pericoli; la pericolosità potrebbe essere più grande per qualche altro bimbo, specie se portatore di una o più specifiche malattie. È uno scenario, questo, di cui discutere in previsione del futuro – specifica Bagnasco -: è importante, infatti, chiedersi se questo rischio sarà grave tra dieci anni, quando nessuno oggi può sapere cosa succederà. Quello che si può effettivamente temere è che certe malattie non potranno, così, scomparire del tutto: la medicina è riuscita a sconfiggere il vaiolo, ad esempio, così come si stanno facendo grandi passi per il morbillo; per la poliomielite ci si trova a lottare contro carestia e situazioni sociali difficili, non è il vaccino a non essere stato efficace».

di Sabrina Falanga

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