Vaccini: lo strano caso dell’Alto Adige

L’Alto Adige viene considerato la roccaforte di chi non vuole vaccinarsi. Infatti, Bolzano è ultima in praticamente tutte le classifiche sulla copertura vaccinale. L’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin aveva definito questa zona d’Italia “un grosso problema per la grandissima diffidenza nei confronti delle vaccinazioni”.
Nella provincia autonoma di Bolzano, la percentuale di bambini vaccinati è bassissima. Per morbillo, poliomelite, epatite B e tetano è all’ultimo posto. Da queste parti, comandano i ‘impfgegner’, ossia ‘no vax’ in tedesco. Il movimento arrivò in Alto Adige addirittura negli anni ‘80, nel periodo storico in cui anche in Italia diventò di moda essere ecologisti.
A giugno del 2017, quando il decreto Lorenzin sui vaccini obbligatori diventò legge, molti genitori altoatesini dissero di voler chiedere asilo all’Austria. Nel febbraio di quest’anno sono state depositate, in Consiglio provinciale, a Bolzano, 15.114 firme di iniziativa popolare per la libera scelta sui vaccini. Il disegno legge prevede un colloquio obbligatorio dei genitori con l’Asl invece dell’obbligo delle vaccinazioni. Nella provincia autonoma di Bolzano sono 26 mila i giovani non vaccinati, tra loro anche 422 bambini. Il ministro Lorenzin così sintetizzò la situazione dopo l’approvazione del suo decreto: “A Bolzano abbiamo un grosso problema perché la realtà – più rurale che altrove – mantiene una grandissima diffidenza nei confronti delle vaccinazioni e, in generale, rispetto alla medicina. Abbiamo lavorato con l’Asl per aiutare realtà più chiuse ad accettare il metodo scientifico. Purtroppo, in contesti come questi, si confonde una scelta identitaria di tipo politico con una scelta sulle vaccinazioni che di politico non ha nulla. Si tratta solo di salute pubblica”.
Il presidente dell’Ordine dei medici di Bolzano, Monica Oberrauch, va oltre: “C’è un atteggiamento di ansia verso i vaccini e una diffidenza estrema contro questo tipo di tecnologie. Bolzano è fanalino di coda in Italia pure per gli antinfluenzali destinati ad over 65 (37,8%)”. Un’altra Italia, quindi, e questa volta non si parla di Mezzogiorno, ma del ricco Nordest.

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