Aldo Noce, campione sul ring e nella vita

Lo sport è vita, salvezza, speranza. La passione muove il mondo e lo sport è uno dei suoi tramiti più efficaci. Aldo Noce è un campione, non solo sul suo amato ring, ma soprattutto nella vita. Tre città lo accompagnano. Roma, Vercelli, Addis Adeba. Roma dove ha passato l’adolescenza è rimasta nel suo cuore. Vercelli è stata la sua ‘capitale’ del pugilato dove ha potuto migliorarsi sempre di più. L’Etiopia sono le radici e nello stesso tempo il presente che si trasforma ogni giorno in futuro. Il suo futuro. Aldo Noce è andato via dall’Italia perchè qui non riusciva a trovare la stabilità nel lavoro. Da cinque anni vive con la moglie nella sua ‘nuova’ capitale e ha un sogno che porta avanti dopo ogni giornata passata a lavorare come imbianchino. Da pugile dilettante si è portato l’amore per la nobile arte anche in Africa e ha aperto ad Addis Adeba l’unica palestra privata della città, con l’obiettivo di aiutare i giovani, dandogli un’alternativa alla strada.

Quando nasce il tuo amore per il pugilato?
La passione per il pugilato nasce quando ero a Roma, avevo più o meno 16 anni e un mio amico romano, pugile, mi ha insegnato a dare qualche colpo.

Italia ed Etiopia: doppio cuore? Raccontami della tua vita in Italia.
Effettivamente è vero: doppio cuore. Ho vissuto circa 5 anni a Roma. Il mio cuore non ha mai smesso di amare la Capitale. Poi mi sono trasferito a Vercelli dove ho vissuto per 20 anni e dove lavoravo per un’azienda di cavi elettrici per 9 anni, poi in riseria, in un’azienda di lavorazione di materie plastiche e altri lavori. A Vercelli ho iniziato a boxare veramente, alla Boxing club, con il grande maestro Gianni Caccavo. Ho vissuto lì fino al 2013.

Raccontami della tua vita in Etiopia.
Cinque anni fa sono tornato ad Addis Abeba, nella mia terra d’origine insomma, dove faccio l’imbianchino durante il giorno e alla sera insegno boxe, la mia passione. Mi sono sposato e il primo maggio è nato il mio primo figlio, Marvin. Qui ho una vita tranquilla con una moglie che mi sostiene sempre nella mia passione per il pugilato. Addis Abeba è una città con milioni di abitanti dove pochi sono ricchi e tanta gente invece è povera. È un paese in via di sviluppo. Sono tornato dopo un anno di cassa integrazione e mobilità in Italia. Non riuscivo più a trovare un lavoro e finito il sussidio statale ero veramente in difficoltà e lì che ho deciso di tornare.

In che cosa consiste il tuo progetto ad Addis Adeba?
Il mio progetto consistere di aiutare i giovanissimi a praticare uno sport e quindi a migliorare la loro preparazione fisica ed educativa, per fare in modo che non frequentino la vita di strada. Quando posso gli offro lavori da imbianchino. Aiuto i giovani ad avere una possibilità, poiché non si possono permettere di frequentare un palestra.

Che cosa è per te lo sport?
Lo sport e un mezzo che rende un uomo forte al livello fisco e mentale, un modo per socializzare con la comunità che ti circonda. Dovrebbe essere praticato da tutti senza nessuna discriminazione di sesso, età, religione e razza.

Perché i ragazzi decidono di venire nella tua palestra?
I ragazzi scelgono di venire da me perché sono in difficoltà economica e quindi non pagano. Quando posso li faccio lavorare in cantiere con me, con uno stipendio.

Quali sono le difficoltà maggiori?
La difficoltà maggiore è che il mio club non ha nessuno sponsor. Attualmente lo porto avanti con il mio lavoro da imbianchino e l’aiuto di alcuni amici italiani che vivono ad Addis Adeba. Devo ringraziare soprattutto Samuele e Daniele Testa, Saverio Gulla, Andrea Ghione perchè senza di loro la palestra non ci sarebbe.

Quali le maggiori soddisfazioni?
La soddisfazione è che posso aiutare qualcuno nel mio piccolo e vedere i giovani che si allenano in palestra e non sono in mezzo alla strada.

Quale è il tuo sogno più grande?
Il mio sogno più grande è quello di avere una palestra con tutti gli attrezzi e meno difficoltà per andare avanti e fare combattere i ragazzi per creare futuri campioni di pugilato.

di Deborah Villarboito

Rispondi