La mattina di Vito: cantieri, pensionati e CR7

Poche cose sono più belle delle mattine d’estate. L’aria fresca che muove timidamente le tende alla finestra, la luce tenue che illumina la stanza, a volte il cinguettio degli uccellini indaffarati. Un bucolico risveglio dopo una notte un po’ così, magari passata a scrivere sul PC oppure in discoteca a fare serata con gli amici fino alle sei. Le città in estate hanno un loro fascino: svuotate, vivibili, adorabilmente noiose. Tutto perfetto. Peccato che ‘Il Mattino’ di Grieg venga bruscamente mixato ad un: ‘Vito attento lì! Il tombino Vito!’ accompagnato dal rumore costante ed invadente di martelli pneumatici, frese e picconate. Tutto sotto alla mia finestra. Tutto alle sette del mattino. Tutto per i prossimi tre mesi vista l’entità della grande riparazione del manto stradale proprio sotto alla mia finestra. Proprio lì, dove si radunano i pensionati: Ultras, mister e commentatori professionisti che dicono la loro sul lavoro, il Comune, gli operai, CR7, dispensando consigli a qulla squadra che già sta litigando con il sole e la pressione data da quel pubblico ‘freetime’. ‘Vito ma che fai! Stai attento! Hai proprio una testa! Vabbè fai come vuoi!’ sono le parole che fanno rinunciare del tutto al sonno. La litigata tra colleghi è troppo. Allora mi alzo e faccio qualche ricerca. Scopro che ci sono oltre 21 miliardi di euro di opere bloccate per 270 casi segnalati su tutto il territorio nazionale. È questo il bilancio dei primi tre mesi di “sbloccacantieri.it”, il sito lanciato dall’Ance, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili, in cui è possibile segnalare opere incompiute, ferme o rallentate. I risultati sono stati resi noti nei giorni scrsi in occasione della presentazione del documento congiunto Ance-Anci, l’Associazione nazionale Comuni italiani, sulla riforma del codice degli appalti, attualmente in discussione in Parlamento. La stima è che questa impasse abbia provocato 330 mila posti di lavoro in meno e 75 miliardi di euro di mancate ricadute sull’economia. Il 30% dei casi segnalati riguarda opere di manutenzione e messa in sicurezza degli edifici scolastici, di poco inferiore è la percentuale relativa a opere di gestione delle acque, prevalentemente nel Sud. Seguono gli interventi per la messa in sicurezza , manutenzione e realizzazione di strade statali, provinciali e comunali e le opere idrogeologiche. Tra i casi segnalati quelli per gli interventi sulle scuole danneggiate dal sisma nelle regioni del Centro: da giugno 2017 sono andate deserte 10 procedure relative a 6 interventi e soltanto il 16% degli operatori economici invitati ha partecipato alle procedure previste. In Campania, il progetto di risanamento strutturale del fiume Sarno è stato finanziato con quasi 220 milioni di euro di fondi strutturali europei ma, nonostante sia stato dichiarato “grande progetto” nel 2011, risulta ancora bloccato. In Veneto, dei 4 interventi previsti nell’ambito del Piano stralcio del 2015 contro le alluvioni nelle città metropolitane, soltanto per uno di essi risultano recentemente avviate le procedure di appalto. Queste ultime sono oggetto di discussione nazionale dopo che l’Anci e l’Ance hanno presentato oggi un documento congiunto in dieci punti che guarda alla riforma del codice degli appalti, di cui si sta discutendo in queste settimane anche a livello politico-parlamentare. Un’inedita alleanza all’insegna dello slogan: far ripartire i cantieri per far ripartire l’Italia. Il codice degli appalti ha rappresentato una novità importantissima, anche sul fronte della lotta alla corruzione, ma su 66 provvedimenti attuativi ne sono stati adottati meno della metà e nel complesso si è determinata una situazione normativa così complessa da rendere difficoltoso spendere le importanti risorse che pure già esistono. Con il timore di sbagliare e di incorrere in sanzioni penali e civili che produce un “effetto autosospensione” nelle amministrazioni locali. Dei dieci punti, il primo è proprio quello della semplificazione. Secondo Ance e Anci, occorre prevedere un’unica fonte regolamentare per l’attuazione degli appalti, abrogando tutti i provvedimenti attuativi, al fine di “dare certezza normativa”. In questo senso nel documento si legge che “resta ferma la funzione di vigilanza, controllo e deflazione dell’Anac”, l’Autorità nazionale anticorruzione. La paura mi assale. Mi aggiungo ai pensionati per sincerarmi dell’andamento dei lavori e se il caso per dare una mano, per fare in fretta. Metto le scarpe antinfortunistiche e scendo.

di Deborah Villarboito

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