Lucia, la giovane promessa del lancio del martello

Velocità, potenza, equilibrio non sarebbero abbastanza senza la grinta e la tenacia che porta alla vittoria e ai risultati. Per battere i record ci vuole cuore. I risultati più belli sono sempre quelli inaspettati portati dai casi della vita che magari ci spingono a cambiare sport per gioco o curiosità. Lucia Prinetti Anzalapaya incarna questo tipo di storia sportiva. Classe, che non è acqua, quella del 1997, nasce da madre italiana e padre di origine zairese e cresce nel vivaio atletico vercellese nella sua specialità: il lancio del martello. Primati Italiani, esperienze internazionali e risultati che promettono bene, caratterizzano questa ragazza ventenne dal sorriso contagioso. La limpidità con cui parla del suo sport, tra i meno diffusi tra i giovani, sorprende e fa riflettere su questo periodo che si sta rivelando forse una nuova primavera dell’atletica italiana.

Quando e perché hai iniziato a lanciare il martello?
Ho iniziato a praticamente atletica in prima media, quando avevo 11 anni. L’avvicinamento a questo sport è nato dalla curiosità di provare una nuova attività sportiva, dopo aver giocato a pallavolo per qualche anno. Ho avuto l’opportunità di conoscere subito i tecnici dei lanci che mi hanno indirizzato verso il getto del peso. L’interesse al lancio del martello è nato successivamente. Ogni tanto osservavo alcuni ragazzi che lanciavano questo attrezzo un po’ particolare e un giorno ho deciso di provare anch’io. Avevo 13 anni e mi ricordo che è nato subito un grande interesse. Poco alla volta ho iniziato ad abbandonare il lancio del peso ed è iniziato così il mio percorso nel lancio del martello.

Fammi un breve elenco dei tuoi successi e descrivimi la tua gara più bella.
Oggi sono riuscita a conquistare cinque titoli italiani, il record italiano nella categoria cadetti con la misura di 61.74 e il record italiano nella categoria allievi con 70.27. Ho partecipato a nove gare internazionali dall’età di 14 anni a oggi; e la gara più bella che ho affrontato sono stati i Giochi Olimpici Giovanili a Nanchino, in Cina nel 2014. In quella gara sono riuscita a conquistare il record italiano allieve con la misura di 70.27. È stato un risultato del tutto inaspettato da parte mia. Dopo quel lancio ero emozionata, piena di gioia per aver raggiunto quell’obiettivo che pensavo impossibile. Questo evento mi ha aiutato a credere più in me stessa e a dare più fiducia alle mie potenzialità.

Quali progetti hai per il futuro?
Come ogni atleta, anch’io ho dei sogni nel cassetto. La più grande manifestazione a cui aspiro sono le Olimpiadi; credo sia l’obiettivo di molti sportivi. Dopo aver partecipato a questa competizione mi sentirei un’ atleta più completa. È giusto avere dei desideri, ma bisogna ricordarsi di camminare con i piedi per terra. La vita da atleta purtroppo un giorno finirà, ma ora non mi sento ancora pronta di fare progetti a lungo termine.

Quanto devi sacrificare per l’atletica visto il livello che hai raggiunto?
L’atletica mi accompagna da parecchio tempo, posso considerarla una compagna di vita. Fin dall’adolescenza ho trascorso la maggior parte del tempo in pedana o sul campo di atletica. Sono sempre riuscita a bilanciare lo sport con la scuola, lo studio e le amicizie. Ammetto che alcuni giorni gli allenamenti sono intensi e impegnativi, ma a fine giornata mi sento soddisfatta. Non lo posso definire un sacrificio, perché in nessun altro hobby ho provato le stesse emozioni.

Come vedi il futuro dell’atletica in Italia?
Grazie al settore giovanile l’Italia vanta grandi risultati, per questo penso che ci potrà essere una crescita e un miglioramento con il tempo. Ora penso all’esempio di Filippo Tortu che a 20 anni ha ottenuto il tempo di 9.99 secondi strappando il record italiano a Pietro Mennea. A livello assoluto ci sono stati alti e bassi, ma confido nelle capacità degli atleti Italiani.

Quale è la cosa che ti piace di più del tuo sport?
Il gesto che adoro di più nel lancio del martello è la parte finale, dove avviene il rilascio dell’attrezzo. Passa una frazione di secondo in cui posso esprimere il mio concetto di velocità e potenza. In quel preciso istante mi sento spinta da forza di libertà, per questo mi piace.

A cosa pensi quando stai per iniziare una gara?
Prima di iniziare una gara penso ai punti fondamentali del lancio del martello per eseguirlo nel migliore dei modi. Cerco di stare concentrata e di non distrarmi.
Hai qualche gesto scaramantico?
Certo ho dei rituali che compio prima di ogni gara. Sono dei piccoli gesti e abitudini che compio ogni volta. Mi fanno sentire più tranquilla e a posto con la coscienza, perché mi ricordano eventi già vissuti positivamente. Sono abbastanza scaramantica devo dire

C’è qualcuno a cui ti ispiri?
Mi sono sempre ispirata a molte lanciatrici della nostra nazione e non solo. Oggi non posso che ammirare Anita Wlodarczyk, detentrice polacca del record mondiale: 82.98.
Cosa diresti per convincere un tuo coetaneo a praticare atletica.
Se dovessi convincere un mio coetaneo a praticare atletica gli direi che è uno sport che aiuta a sviluppare e migliorare le nostre abilità. Dal punto di vista competitivo invece regala una grande soddisfazione, perché siamo in continuo confronto con noi stessi.

di Deborah Villarboito

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