L’uomo che morì due volte

Non si tratta del sequel della celeberrima pellicola cinematografica targata Alfred Hitchcock con protagonisti Kim Novak e James Stewart, bensì della triste realtà cui siamo stati tutti spettatori negli ultimi giorni. Sergio Marchionne, infatti, non è mancato “biologicamente” ieri, mercoledì 25 luglio, bensì lunedì quando tutti i quotidiani piu’ importanti del panorama italiano hanno riservato al general manager di Fca un coccodrillo di altri tempi. Marchionne è morto prima sui mass media e sui social network e poi nella realtà. Nel giro di 48 ore, sul manager è stato scritto di tutto tra cui i soliti commenti poco nobili su Facebook dei noti leoni da tastiera. Amato o meno, per Marchionne parlano i fatti: con lui al comando l’azienda torinese ha saputo risorgere dalle proprie ceneri diventando una realtà mondiale affermata (attraversando non sempre momenti tutti rosa e fiori). Il bollettino medico ufficiale di ieri non ci ha però lasciato interdetti in quanto oramai il funerale del dirigente in maglioncino era già stato celebrato da un pezzo. Diritto di cronaca, forse. Di certo c’è soltanto che la morte non risparmia nessuno anche se alcuni decessi fanno piu’ rumore di altri e neanche in questo caso possiamo dire di essere tutti uguali.

di Michela Trada

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