THE OUTSIDER, di Susan Hinton

Pur essendo considerato un romanzo per ragazzi, ha fatto (e talvolta fa ancora) discutere a lungo. A distanza di cinquant’anni dalla pubblicazione, per qualcuno rimane ancora un libro “da indice”. “The outsiders”, pubblicato in Italia con il titolo di “I ragazzi della 56° strada” o, più semplicemente, “Ribelli”, non è sicuramente una lettura che possa lasciare indifferenti. La rappresentazione della realtà è dura, cruda. Qui non ci sono i proverbiali “bravi ragazzi”. Da qui tante critiche all’autrice: per avere scritto di quei ragazzi che, poco più che bambini, fumano, bevono e girano con i coltelli a serramanico nelle tasche. Susan Hinton era a sua volta giovanissima quando ha iniziato a scrivere il romanzo e appena 18enne quando è stato pubblicato. Questo rende ancora più degno di nota il suo sguardo disincantato ma incredibilmente sensibile.
A raccontare la vicenda, in prima persona, è un 14enne dal curioso nome di Ponyboy. Vive con i due fratelli maggiori Sodapop e Darrel: i loro genitori sono morti in un incidente. La loro famiglia allargata è costituita dagli altri “greaser”, letteralmente “brillantinari”. Si distinguono per i capelli lunghi e le storie difficili, la scuola abbandonata presto, i doppi lavori. Nella stessa città, a debita distanza, vivono i “soc”, i ragazzi benestanti che possono permettersi macchine costose e abiti alla moda. I soc e i greaser si scontrano spesso. Dall’una e dall’altra parte, nessuno vede le persone nascoste sotto le etichette e gli abiti così diversi, ma solo “gli altri”. Per i “greaser”, picchiare i “socs” è una sorta di rivalsa, anche se questo non appianerà mai la disuguaglianza fra di loro. Finché Ponyboy incontrerà due ragazze “socs” e inizierà a rendersi conto che una vita dorata non è necessariamente una vita felice. Ma è solo l’inizio del vero sconvolgimento della sua esistenza.
A differenza di quanto accada nel film, nel libro non c’è una storia d’amore romanticamente intesa. C’è invece una storia di grande amicizia e affetto e soprattutto una storia di crescita e di elaborazione. Un libro che andrebbe letto da ragazzi e riletto da adulti, per cercare, parafrasando Robert Frost, di “rimanere d’oro”.

DI Fabiana Bianchi

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