Aggressioni e violenze: una settimana da dimenticare

È stata una settimana difficile quella tra giovedì 26 luglio e martedì primo agosto, con numerosi fatti di cronaca violenti.

Giovedì 26 a tenere banco nelle pagine di cronaca è stata la diffusione della legionellosi a Bresso, nel Milanese. Sono ormai una cinquantina i casi. La “malattia del legionario” interessa l’apparato respiratorio. Il batterio responsabile, di cui esistono decine di specie, si annida nell’acqua e si trasmette per inalazione. Tre dei malati, già con problemi pregressi, sono deceduti.

Venerdì 27 è giunta un’altra notizia preoccupante dalla zona di Vicenza. Un uomo di 33 anni, originario di Capo Verde, stava lavorando su un ponteggio a circa sette metri di altezza quando è stato colpito da uno sparo. Il 33enne è stato portato all’ospedale e il peggio, fortunatamente, sembra scongiurato. I Carabinieri sono risaliti al tiratore: a esplodere il colpo è stato un 40enne, dal balcone di casa sua, con un’arma ad aria compressa e pallini di piombo. A suo dire, avrebbe voluto colpire un piccione.

Sabato 28 arriva un’altra triste storia da Partinico, in provincia di Palermo. Qui un ragazzo senegalese di 19 anni, richiedente asilo, è stato prima insultato e poi picchiato da un branco di sette aggressori. Il giovane è stato medicato per ferite al labbro e alle orecchie. Nei giorni successivi sono stati identificati alcuni dei responsabili.

Domenica 29, in serata, si è sfiorata la tragedia vicino alla stazione di Porta Nuova a Torino. Un uomo di origine africana è stato ferito da uno sparo. A esplodere il colpo un agente di Polizia. Secondo la prima ricostruzione degli inquirenti, l’agente avrebbe fatto ricorso all’arma per difendere il collega, colpito dall’uomo con un oggetto contundente.

Lunedì 30 si apre con un’altra notizia sconcertante. Nella notte, la campionessa italiana di lancio del disco Daisy Osakue è stata colpita con delle uova lanciate da un’auto mentre rientrava a casa con alcuni amici. Colpita a un occhio, dovrà sottoporsi a un’operazione chirurgica per estrarre alcuni frammenti di guscio. In un primo momento, il fatto aveva fatto temere l’ennesima aggressione di stampo razzista: la ragazza, infatti, cittadina italiana, è nata da genitori nigeriani. In seguito, l’ipotesi è stata reputata meno probabile: altre persone, infatti, erano finite del mirino di lanci analoghi.

Martedì 31 si torna a discutere di soccorso ai migranti. Un rimorchiatore italiano, infatti, impegnato a fianco di alcune piattaforme petrolifere nel Mediterraneo, dopo avere recuperato 108 persone a bordo di un gommone, le ha portate in Libia. Il caso ha acceso polemiche: da un lato c’è chi sostiene che il rimorchiatore ha agito sotto coordinamento della guardia costiera libica e che dunque non abbia infranto alcuna legge; dall’altra, c’è chi biasima il gesto perché non considera la Libia un porto sicuro.

di Fabiana Bianchi

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