Annunci di lavoro assurdi: tutto quello che c’è da sapere secondo la legge

«Per lavoro in nota gelateria cercasi ragazza di bella presenza, tra i 18 e i 25 anni». In questo annuncio di lavoro, inventato ma non improbabile, compaiono ben quattro potenziali irregolarità. Forse non tutti lo sanno, ma in merito agli annunci di lavoro ci sono leggi ben precise che regolano a chi e come possono essere rivolti. Leggi che molto spesso, purtroppo, sono ignorate, al punto da rendere tristemente ordinari annunci che invece non sarebbero regolari. Torniamo all’esempio iniziale: in linea generale, l’annuncio dovrebbe rendere palese l’identità di chi offre il lavoro. Non con espressioni generiche come “nota gelateria”, ma con il nome dell’attività del locale. L’azienda può mantenere l’anonimato solo se decide di avvalersi della mediazione di un ente accreditato, come un centro per l’impiego, oppure di una realtà privata ma comunque autorizzata, come un’agenzia. Dunque, non sempre un annuncio “anonimo” è illegale, ma occorre distinguere caso per caso. Passiamo alla seconda parte dell’annuncio: “ragazza” non è accettabile, perché si suppone che un lavoratore di sesso maschile sia in grado di preparare un cono allo stesso modo. A sancirlo non è (solo) il buon senso, ma anche una legge piuttosto datata: la 903 del 1977 tratta la parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro. Ogni annuncio di lavoro deve essere quindi rivolto a entrambi i sessi. Poche le eccezioni concesse, solo nei casi in cui il sesso del lavoratore è determinante ai fini del ruolo da svolgere. Per esempio nel mondo dello spettacolo e della moda, dove occorrerà necessariamente avere un indossatore per la moda uomo e un’indossatrice per la moda femminile, oppure un attore dello stesso sesso del personaggio da impersonare. Un discorso analogo si ripete per la dicitura “bella presenza”. Discriminazioni sul piano fisico sono accettabili solo quando sono funzionali al lavoro da svolgere. È il caso dei predetti modelli e attori, ma anche di ruoli come quelli nelle forze armate, in cui sono fondamentali determinate doti fisiche, quali un’altezza minima o una certa massa muscolare. Arriviamo infine all’età, punto dolente di moltissimi annunci di lavoro. In alcuni casi, il limite di età è posto in relazione a determinati tipi contrattuali, come l’apprendistato o il tirocinio. Ma in linea di massima, parla chiaro l’articolo 10 del Decreto Legislativo 276 del 2003: «E’ fatto divieto alle agenzie per il lavoro e agli altri soggetti pubblici e privati autorizzati o accreditati di effettuare qualsivoglia indagine o comunque trattamento di dati ovvero di preselezione di lavoratori, anche con il loro consenso, in base alle convinzioni personali, alla affiliazione sindacale o politica, al credo religioso, al sesso, all’orientamento sessuale, allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza, alla età, all’handicap, alla razza, all’origine etnica, al colore, alla ascendenza, all’origine nazionale, al gruppo linguistico, allo stato di salute nonché ad eventuali controversie con i precedenti datori di lavoro, a meno che non si tratti di caratteristiche che incidono sulle modalità di svolgimento della attività lavorativa o che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell’attività lavorativa. E’ altresì fatto divieto di trattare dati personali dei lavoratori che non siano strettamente attinenti alle loro attitudini professionali e al loro inserimento lavorativo». Da segnarsi e ricordare.

di Fabiana Bianchi

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