Attenti al jet lag

Sono stato in vacanza in Alta Italia. Altissima, direi. In Alto Adige. Ho potuto così ‘riscoprire’ usi e costumi del Nord dopo anni vissuti al Centro. Abituarsi non è facile, anche se una volta per me era la norma. Per esempio, la cucina a pranzo verso le 13.30 – 14 già ‘chiude’. Del resto, i negozi lo hanno già fatto a mezzogiorno. Che se uno si dimentica di acquistare qualcosa, resta con un palmo di naso.

Ma è soprattutto la sera che le distanze si ampliano. Qui, al Nord, alle 19 si cena. Praticamente all’ora in cui al Centro si pensa a un bel gelato (perlomeno in estate) e a una passeggiata. Che per cenare ci sono ancora un paio di ore. Eppure, chi abita al Centro ed era con me, mi ha posto una domanda a cui non ho saputo rispondere: ma se qui c’è più luce, se qui alle 21.15 è ancora penombra e non sera, perché si mangia prima? Sono andato a cercare in rete da cosa derivi questa grande differenza.

Allora, al Sud – e quindi un po’ pure al Centro – i tanti mesi caldi spingono a un break molto lungo, talvolta di quattro ore, dalle 13 alle 17. E’ l’orario in cui nessuno si azzarda a uscire di casa per negozi e uffici. Si ricomincia, quindi, verso le 17. E si va avanti fino a tardi. Insomma, tutto è spostato più in là, compresa la cena. Al Nord, invece, la pausa è più breve. E quindi, con effetto domino, i negozi chiudono prima, si mangia prima.

Mi sembra una spiegazione esauriente. Che, però, rende l’Italia un Paese a due velocità. Non solo economicamente. Tra il Nord e il Sud, il Centro dovrebbe fare un po’ da cuscinetto, ma per gli orari ha preso in particolare dal Mezzogiorno, perlomeno la mia zona, non lontana da Roma. All’ora del té, ricominciano le attività laddove, al Nord, già sui fornelli si prepara la cena. Indipendentemente dalle ore in più o in meno di luce. Che d’inverno, comunque, si notano anche meno.

Quindi, se avete intenzione di passare qualche giorno al Nord, ricordatevi amici del Centro e del Sud che il ‘fuso orario’ potrebbe crearvi qualche scherzetto. Quasi si potesse parlare di jet lag. Rischiate, in particolare i primi giorni, di ritrovarvi a dover pranzare quando ancora state iniziando a digerire latte e caffè. Viceversa, amici dell’Alta Italia, sarà meglio iniziare con piccoli spuntini a distanza ravvicinata se venite al Centro o al Sud. Il vostro stomaco, altrimenti, inizierà a borbottare a caccia di un pasto, quando l’offerta di chi vi ospita è semplicemente di un gelatino (vista l’ora).

di Alessandro Pignatelli

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