La Luna e il mito: nell’immaginario dell’uomo, l’antitesi della Luna

La Luna e il mito: nell’immaginario dell’uomo, l’antitesi della Luna

2 Agosto 2018 0 Di il cosmo

La Luna, fonte di ispirazione, paura e mistero, ha accompagnato l’uomo nella sua storia. Il nome comune per noi deriva da quello dell’omonima divinità romana, in latino Luna, corrispondente della greca Selene, personificazione della Luna piena e spesso associata con Ecate (la Luna calante) e soprattutto con Artemide (la Luna nuova). Nelle antiche culture era diffusa l’idea che la Luna morisse ogni notte per calare nel mondo delle ombre, o che fosse coinvolta in un continuo inseguimento con il Sole, mentre nella mitologia medievale, alla luce della Luna si trasformano i lupi mannari, e alle sue fasi erano legate le riunioni delle streghe. Nella religione induista, l’origine delle fasi lunari è spiegata con un aneddoto che coinvolge Ganesha, la divinità con la testa di elefante, ed ampio spazio è ricoperto dalla Luna anche nella cultura islamica. Tra le numerose divinità lunari compaiono alcune figure maschili, come Nanna e Sin tra i popoli mesopotamici, Thoth per gli Egiziani, il giapponese Susanowo, o anche Isil, personaggio mitologico del mondo immaginario creato dallo scrittore J.R.R. Tolkien; tuttavia le principali divinità legate alla Luna sono impersonate da figure femminili, come l’etrusca Artume, ma tra tutte spiccano le dee greche Selene e Artemide, e le loro equivalenti romane Luna e Diana, già citate prima. Per la mutabilità del suo aspetto durante le fasi (ora pallida, ora luminosa, ora invisibile) la Luna fu identificata con divinità femminili con attributi antitetici e ambigui: dea dell’amore e della morte, creatrice e distruttrice, tenera e crudele, protettrice e ingannevole.

Secondo la mitologia classica, Selene era sorella di Helios (il Sole) e di Eos (l’aurora) e veniva rappresentata come una bella donna, dal viso pallido che indossava lunghe vesti argentate e portava in mano una torcia e sulla testa una luna crescente. Talvolta era raffigurata su una biga trainata da cavalli, all’inseguimento di quella solare. Artemide (Diana), invece, era la sorella gemella di Febo (Apollo) e la figlia di Zeus e Leto (Latona); aiutò la madre a mettere al mondo il fratello Febo, ragione per cui Artemide era considerata anche la dea del parto e della fertilità, una figura simile alla dea frigia Cibele. Era anche la dea della caccia, dei boschi, delle fonti e dei torrenti e la protettrice degli animali selvatici.

Secondo la mitologia Maya, invece, la Luna ed il Sole, prima di divenire gli astri celesti che noi oggi vediamo, furono creature terrestri, una giovinetta ed un ardito cacciatore. Fra i due si accese l’amore e, dopo varie vicende, fuggirono insieme. Il nonno della ragazza, irato, la fece uccidere. Le libellule raccolsero allora il corpo ed il sangue della ragazza in tredici ceppi cavi. Dopo tredici giorni di ricerche il Sole trovo’ i ceppi. Da dodici di essi nacquero insetti nocivi e serpenti che andarono a popolare tutto il mondo, dal tredicesimo uscì la Luna resuscitata.

Nella mitologia egiziana, Nut, divinità celeste, sposò segretamente Geb, dio della Terra, ma Ra, dio del Sole, formulò un incantesimo per il quale la dea Nut non avrebbe avuto la possibilità di procreare in nessuno dei dodici mesi dell’anno. Intervenne allora Thot, potente divinità, che con una partita a dadi riuscì a sottrarre al Sole cinque dei suoi giorni, i quali non appartennero ad alcun mese. L’incantesimo di Ra era dunque rotto e Nut generò cinque figli. Uno di questi, Osiride, divinità impersonata nella Luna, sposò poi la sorella Iside insediandosi sul trono terrestre del padre Geb. L’altro fratello, Seth, riuscì con uno stratagemma ad ucciderlo e ne smembrò il corpo in quattordici pezzi. Iside riuscì a recuperare tredici dei quattordici pezzi e ad impietosire Ra affinchè ridesse vita ad Osiride. Il quattordicesimo pezzo rimase però nel Nilo e dette al fiume la sua forza fecondatrice.

L’antica tradizione orale ebraica racconta di un donna amata da Adamo prima di Eva, il cui nome, Lilith, deriva sia da antiche divinità mesopotamiche che dalla radice del termine “notte”. Gli Assiri, infatti, la rappresentavano circondata da animali notturni con l’appellativo di Luna nera. La persistenza di culti lunari nel medioevo indurrà i cristiani ad identificare Lilith con un demone infernale protettore delle streghe. Dal nome con cui la chiamavano i Sumeri e poi i Fenici, Ishtar, si è passati al termine siriano Ashtart e poi a quello dei nomadi Arabi, Sin, che la adoravano sul monte Sinai.

I Romani ne mutarono i nomi in Diana, Lucina (da cui poi deriverà Luna) e Trivia e agli antichi sacrifici umani, celebrati alla dea della notte, sostituirono l’usanza di ululare lungamente nei trivii: ‘Nocturnisque Ecate triviis ululata per Urbem’.

Nella regione della Frigia, in Asia Minore, la Luna era venerata anche sotto la figura del dio Men. Da questa radice sono derivati i termini greci (mese) e (luna), ed il latino ‘mensis’, oltre che le forme ‘Moon’ e ‘Mond ‘per Luna, rispettivamente in inglese e tedesco.

Di tutti i corpi celesti, la Luna è l’unico a presentare dei dettagli sulla sua superficie chiaramente riconoscibili a occhio nudo come macchie chiare e scure e questo spiega le leggende nate intorno al nostro satellite e le figure umane e di animali idealizzate dall’immaginazione dei nostri antenati.

di Deborah Villarboito