Marco Cappato: “L’emergenza italiana è quella del diritto”

L’Italia si trova in un contesto politico-sociale complicato; all’interno del dibattito politico razzismo, omofobia e nazionalismo hanno preso il sopravvento e quella parte d’Italia che si rifiuta di identificarsi nella gara a chi la spara più grossa sulle piattaforme social media intrapresa dai nostri politicanti, è preoccupata e confusa sulla situazione che si sta delineando. Abbiamo così deciso di chiedere il proprio punto di vista su questa situazione a chi combatte in prima linea per la difesa e la conquista di nuovi diritti civili: Marco Cappato, classe 1971, laureato in economia, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e promotore del Congresso mondiale per la libertà di ricerca e della campagna Eutanasia legale. Da sempre promotore della libertà di ricerca scientifica e di fine vita e della difesa dei diritti LGBTI, è stato deputato europeo radicale, Consigliere comunale e metropolitano a Milano e presidente di Radicali Italiani.

Da poco più di un mese l’Italia ha un Governo Lega-5 stelle, come giudica i primi giorni della squadra del Premier Conte e, in particolare, la predominanza assunta dal vicepresidente del Consiglio?
L’emergenza italiana è quella del diritto, in particolare del collasso del sistema giustizia e della violazione del diritto dei cittadini a conoscere per deliberare. I media inseguono le dichiarazioni dei capipartito senza offrire un contraddittorio. Il risultato è che invece di discutere dei provvedimenti presi si discute di sparate verbali e atti simbolici: e quelli di Salvini contro gli sbarchi sono certamente le più popolari, ma per governare le migrazioni bisogna far funzionare lo Stato, a partire dal sistema giustizia.

Crede che le forze politiche che formano la squadra di Governo potranno in qualche modo mettere in discussione le conquiste sociali e civili ottenute negli ultimi anni?
Sarebbe già grave se non se ne conquistassero di nuove: legalizzazione dell’eutanasia, delle droghe, della ricerca sugli embrioni, il matrimonio egualitario. Non credo proprio che in Parlamento si trovi una maggioranza disposta addirittura a cancellare unioni civili e testamento biologico. Cercheremo invece una maggioranza per fare qualche passo avanti.

I partiti politici che invece si trovano all’opposizione, usciti dalla battaglia elettorale sconfitti e divisi, saranno in grado di ricostituirsi e di lavorare uniti seguendo una linea comune?

Bisognerebbe lavorare su obiettivi concreti, non sull’accorpamento di tanti partiti e partitini. Il Partito democratico è diviso tra l’inseguimento dell’unità della sinistra e il tentativo di costituzione di una forza europeista, ma è privo di qualsiasi slancio. + Europa potrebbe innescare un processo di aggregazione di forze federaliste europee, ma bisognerebbe agire anche a livello transnazionale con obiettivi di mobilitazione definiti.

La posizione apertamente antieuropeista delle forze politiche uscite vincitrici dalle elezioni potrà avere ripercussioni negative per l’Italia?
Non c’è alcuna delle grandi questioni del nostro tempo che possa essere efficacemente affrontata solo a livello nazionale. Illudersi del contrario non porterà nulla di buono. Ma non è nemmeno sufficiente proclamarsi “europeisti”: l’Unione europea è un’istituzione prevalentemente ademocratica e in mano ai Governi nazionali.

Razzismo, omofobia, intolleranza culturale e religiosa sono argomenti apertamente e ampiamente utilizzati dalla politica per ottenere consensi, quale strategia potrà essere adottata per contrastare questo crescente clima illiberale e per evitare un’erosione dei diritti civili?
Bisognerebbe avere più fiducia nella libertà, come obiettivo che può appassionare e coinvolgere non meno della paura. Basta entrare nel merito di esempi precisi: la speranza di trovare una cura grazie alla ricerca sulle cellule staminali, la libertà di assumere sostanze stupefacenti senza essere considerati dei criminali, il diritto dei malati terminali di non soffrire…

In un contesto politico-sociale come quello in cui ci troviamo, in conclusione, in cosa bisogna “Credere”, a che cosa è gusto “Disobbedire” e per che cosa bisogna “Combattere”?
Credere nel dialogo, disobbedire a leggi ingiuste assumendosene la responsabilità, combattere con la nonviolenza, mettendo in gioco se stessi. Ma sono indicazioni che non vanno preso come un “dovere”: possono aiutare a vivere felici.

di Filippo Ardizzi

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