Professionista del sorriso: il mondo degli artisti di strada

Quante volte ci siamo fermati in piazza ad osservare giocolieri, mangiafuoco, equilibristi ed intrattenitori vari? La prima emozione che ci donano questi personaggi particolari chiamati artisti di strada è la meraviglia nel vedere qualcosa di sorprendente o l’allegria che uno sketch particolarmente divertente è in grado di donarci. Ma chi si nasconde dietro a quei ‘teatranti d’aria aperta’?

Da quasi 10 anni Lele Il Giocoliere, al secolo Gabriele Crepaldi, calca il vasto palcoscenico delle piazze. Occhio vispo, sorriso da pirata, Lele si esibisce nella giocoleria con clave e palline e nelle sculture di palloncini, oltre che come cantastorie per grandi e piccini. Ha studiato all’Atelier Teatro Fisico, scuola di arti circensi a Torino per due anni e mezzo, ma continua il suo percorso con un costante aggiornamento da autodidatta. Il ‘Teatro dei Venti’ è la sua casa, uno spazio adibito principalmente per le feste di compleanno e dove Francesca, che è una componente dell’associazione culturale ‘Gliele Famo Girà’, crea e tiene i bambini durante la settimana con attività ludico ricreative. Prima di partire per la sua tourneè d’agosto nelle piazze liguri, da Varazze a Diano Marina, dove porterà la sua arte di strada a tutti gli effetti, ci racconta un po’ del suo mondo.

In che cosa consiste il tuo lavoro?

In che cosa consiste il mio lavoro…bella domanda. Il mio lavoro consiste nel dare quel pizzico di fantasia, di armonia, di allegria, che giorno dopo giorno non c’è. Arriva durante le feste di compleanno, il battesimo, il matrimonio, durante un evento che uno organizza per la sua famiglia.

Quando hai capito che questo era il lavoro che faceva per te?

L’ho nel 2008. Ho lasciato il lavoro a tempo indeterminato che avevo per una vita un po’ più diversa da quella che potrebbe essere considerata ‘normale’. Ho deciso di vivere questa vita. Una vita di libertà, di condivisione continua con persone nuove sempre e comunque un giorno dopo l’altro.

Come mai hai deciso di lavorare prevalentemente per i bambini?

Mi piacciono i bambini, mi danno gioia. Perchè sono creazione: il pubblico del bambino è quello più difficile, esigente. L’adulto accetta tante cose…si capisce che si è riusciti a conquistare un bambino dall’occhio. Ad esempio, l’altro giorno durante una festa, è capitato che questa bambina traumatizzata dal ‘cantastorie’, continuasse a dire di non voler vedere. Era spaventatissima, con una grande ansia addosso. È finita a vivere lo spettacolo, avvicinandosi man mano sempre di più, e probabilmente l’ho conquistata con un palloncino, o prima ancora durante l’esibizione con le clave e le palline…era meravigliata, ha capito che non ero un pericolo, ma un momento di divertimento.

Qual è la parte che ti piace di più del tuo lavoro?

Vedere l’allegria, la felicità in queste persone. Anche se in realtà, vendi una bolla di sapone, non dai nulla, ma vedi l’allegria, la felicità negli occhi di questa persona, del bambino principalmente. Questo ti dà tanto. Ti prende tante energie, ma te ne rimanda anche indietro.

Raccontami un aneddoto imbarazzante legato al tuo lavoro.

Ero a Borghetto Santo Spirito. Arriva questa famiglia, tipo ‘milanesi tutti tappati’, vestiti bene. Mi chiedono di fare un palloncino per i figli. Inizio a fare la scultura e vedo lui che apre il portafoglio e dà in mano ai bambini a monetina…io ho fermato tutto e ho chiesto ai bambini che cosa avessero in mano…e in mano avevano un centesimo l’uno! Ero esterrefatto.

Ci sono persone che non considerano quello che fai un lavoro?
Principalmente i miei genitori. Non l’hanno accettato sul subito. Avevano visto un futuro per un figlio non come questo. Ma piano piano hanno capito che questa è la vita e questo è il mio percorso.

Che cosa è per te ridere?

È difficile che io rida. Rido se mi diverto. Non è banale. Anche quando faccio spettacolo a volte mi diverto, altre no , ridono gli altri ma non è detto che io rida. Magari per me è stato uno spettacolo bruttissimo, ma per gli altri qualcosa di eccezionale.

Che cosa è per te far ridere?

Non lo so. È una soddisfazione. È un momento mio, perchè è vero fai ridere un’altra persona, ma nello stesso momento godi anche tu. Mi piace vedere una persona che ride.

di Deborah Villarboito

Rispondi