Vuoi assistere un anziano? Ben 250 euro al mese per te…

Duecentocinquanta euro al mese per accudire un anziano giorno e notte, senza scordarsi di fare le pulizie. Duecento euro, invece, per un posto da tuttofare in casa senza giorno di riposo, con la possibilità di aumenti fino alla folle cifra di 500 euro. Un negozio propone 250 euro mensili per un tempo pieno di otto ore. Una mamma chiede addirittura di badare al figlioletto di due anni gratuitamente: in fin dei conti, dice, ci si diverte. Qualcun altro è disposto a pagare per una baby sitter, ma “al netto delle nanne”: il tempo in cui il bambino dorme viene decurtato dalla paga. Per cinque ore di lavoro, c’è chi offre ben cinque euro. Dodici ore al giorno al servizio di un’anziana sono retribuite con 300 euro al mese, con la possibilità di “ingannare il tempo facendo le pulizie”. Molti mettono bene in evidenza il fatto di offrire vitto e alloggio, in stile Tara in “Via col vento”. Non si sa bene se ridere o piangere, di fronte a certi annunci. Ci sono blogger che alla caccia dell’annuncio di lavoro folle hanno dedicato addirittura delle rubriche: è il caso del noto “Signor Distruggere”, che sulla sua pagina Facebook dedica grande spazio agli annunci di cui sopra. Nei commenti si ride, si chiede dov’è il campo di cotone più vicino, qualcuno immagina gli scherzi che vorrebbe fare al “datore di lavoro”. Ma l’ironia di fondo è sempre amara: perché si sa che, molto probabilmente, l’inserzionista potrebbe trovare qualcuno abbastanza disperato da accettare.

Spesso, ingiustamente, lavori come la cura degli anziani, le pulizie o il baby sitting sono considerati mestieri che chiunque può svolgere, improvvisandosi dall’oggi al domani. Dunque, forse, qualcuno ritiene anche di poterli sottopagare, costringendo una persona a svendere il suo tempo e le sue capacità.

La situazione non va però meglio nel settore creativo, che soffre ormai da anni del leggendario “pagamento in visibilità”. In un annuncio si cercano redattori «con tanta voglia di imparare». L’importante è che non abbiano voglia per esempio di comprarsi un gelato, perché la collaborazione è gratuita. Un’altra rivista chiede di collaborare «per il solo piacere di scrivere». Una terza testata online non retribuisce: per questo cerca «giovani volenterosi».

Forse chi ha il talento del disegno potrebbe cavarsela meglio. Per loro c’è addirittura uno stage: sono richiesti solo tre anni di esperienza pregressa. Per tutto il resto, come amano dire alcuni creativi, c’è “Visilcard”. Non se la passano meglio i fotografi. Del resto si sa che fa tutto la macchina fotografica, dunque perché pagare il poveretto che ci sta dietro con qualcosa di più di un rimborso spese?

È quasi superfluo dire che, ovviamente, non tutti gli annunci di lavoro sembrano arrivare direttamente dai tempi della schiavitù. Ma quelli desolanti sono in numero sufficiente da fare riflettere su un’Italia in cui spesso le persone vengono accusate di non avere voglia di lavorare.

di Fabiana Bianchi

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