A rischio il 60% dei ponti e dei viadotti in Italia

Ponti a rischio in Italia: quali sono? Secondo gli esperti, sono da monitorare con attenzione tutti quelli realizzati in calcestruzzo tra gli anni ‘50 e gli anni ‘60. Potrebbero essere infatti a fine vita e necessiterebbero dunque di manutenzione. In quel periodo, nel nostro Paese, l’edilizia prediligeva l’uso dell’acciaio, ricoperto da calcestruzzo, una mera copertura, necessaria a proteggere i materiali ferrosi da acqua e conseguente ossidazione. C’è un problema, però: il calcestruzzo non è eterno. Dopo un certo numero di anni, l’umidità riesce a passare e inizia il processo di ‘carbonatazione’, ossia inizia l’ossidazione che dà il via alla corrosione vera e propria.
Secondo problema: non è visibile l’inizio del processo di ossidazione dall’esterno. In Italia, in totale, abbiamo un milione e mezzo di ponti, contando le campate di ciascun ponte arriviamo a tre – quattro milioni di strutture. Sotto monitoraggio, però, ce ne sono appena 60 mila. Il motivo? Mancano i fondi oppure non si conoscono le competenze. Ci sono amministrazioni locali che non sanno neanche di quanti ponti dispongono esattamente.
L’anno scorso, si era mosso direttamente Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto e vice presidente di Confcommercio, chiedendo la mappatura completa dei ponti italiani a rischio. Sarebbe il modo migliore (e unico) per sapere esattamente quanti e quali ponti o cavalcavia, in Italia, si trovano nelle stesse condizioni di quelli crollati negli ultimi anni. Tra quelli denunciati, troviamo quello della Magliana, a Roma. L’allarme qui è partito dalla Facoltà di Ingegneria della Sapienza, a dicembre 2017. Secondo Remo Calzona, ordinario di Tecnica delle Costruzione, questo ponte non è sicuro. Situazione critica sulla Milano – Meda, come da inchiesta pubblicata dal Corriere della Sera. Questa è una strada che vede il transito di 100 mila auto ogni giorno. Sempre nel 2017, l’ingegner Giuseppe Giunta, dopo una verifica, aveva consigliato di bloccare al traffico tutti i cavalcavia. A sud, in Calabria, è a rischio il ponte Celico, che unisce Crotone e Cosenza sulla statale 107.
Il Cnr, il Centro nazionale di ricerca, tramite l’Istituto di tecnologia delle costruzione (Itc), ha a sua volta messo in allerta la popolazione sulla poca sicurezza dei ponti che ci sono in Italia. Anche in questo caso, la pericolosità deriva dal fatto che il calcestruzzo ha vita relativamente breve: “L’elemento in comune è l’età media delle opere: gran parte delle infrastrutture viarie italiane (i ponti stradali) ha superato i 50 anni di età, che corrispondono alla vita utile associabile alle opere in calcestruzzo armato, realizzate con le tecnologie disponibili nel Secondo dopoguerra (anni ‘50 e ‘60). Decine di migliaia di ponti, in Italia, hanno superato oggi la durata di vita per la quale sono stati progettati e costruiti”.
Aggiunge il Cnr Itc: “In moltissimi casi, i costi prevedibili per la manutenzione straordinaria che sarebbe necessaria a questi ponti superano quelli associabili alla demolizione e ricostruzione: le cifre necessarie per l’ammodernamento dei ponti stradali, in Italia, sarebbero espresse in decine di miliardi di euro. Sarebbe indispensabile una sorta di ‘piano Marshall’ per le infrastrutture stradali italiane, basato su una sostituzione di gran parte dei ponti italiani con nuove opere caratterizzate da una vita utile di 100 anni”.
Diego Zoppi, membro del Consiglio nazionale degli Architetti, parlando al ‘Corriere della Sera’, è stato chiaro: “Negli anni ‘60 non si metteva in conto che il cemento armato si degrada”. Antonio Occhiuzzi, del Cnr, gli fa eco: “Il Ponte Morandi è un caso che fa scuola: non c’è niente di eterno”. A rischio, tra l’altro, c’è un altro ponte progettato da Riccardo Morandi: si trova ad Agrigento ed è stato chiuso nel 2017 per il timore di crolli. Altri due sono a Firenze e a Catanzaro. Pensate che a rischio ci sarebbe il 60 per cento dei viadotti italiani.
‘La Stampa’ ha pubblicato una infografica, una mappatura dei ponti a rischio nel nostro Paese. Ricordando che 1,3 milioni di strade italiane sono di competenza dei Comuni, 155 mila chilometri delle Regioni. C’è anche un problema di competenze, chiaro. L’Anas a sua volta controlla 25.500 chilometri di strade, e il 90 per cento dei 24.241 chilometri di strade statali. E poi ci sono i 7.123 km di autostrade, con 686 gallerie e 1.608 tra ponti e viadotti. La responsabilità e la manutenzione sono dei soggetti concessionari (come Autostrade per l’Italia per il Ponte Morandi di Genova).
Ricapitolando, dunque: sono quattro i ponti a rischio sulla superstrada Milano – Meda. Due, in Brianza (Cesano Maderno e Bovisio Masciago) dovranno essere rifatti. A Como è a rischio il Viadotto dei Lavatoi. In Piemonte preoccupano i viadotti sull’A6 Torino – Savona, con particolare attenzione per Stura di Demonte, Ferrania e Chiaggi. In Campania, è monitorato il viadotto Manna, ad Ariano Irpino. In Calabria il Ponte Cannavino sulla SS 107 e il Ponte Petrace sulla SS 18 tra Gioia Tauro e Palmi. In Abruzzo, alcuni viadotti sull’A24/A25, che il terremoto del 2009 aveva danneggiato e che si sarebbero nel frattempo ulteriormente deteriorati. Tra Parma a Cremona, a causa della chiusura del ponte di Casalmaggiore, dei lavori al ponte Verdi e dei problemi di quello di Viadana, è difficile superare il Po. In Sardegna, monitoraggio stretto sulla SS 131, il cavalcavia Mesu Mundu. In Puglia, sulla SS 16 bis, il viadotto all’altezza di Trani. Infine, c’è quello in Sicilia, chiuso, tra Villaseta e Agrigento. Si parla di lavori per 30 milioni di euro. Morandi ha progettato e realizzato anche il ponte sul Tevere, raccordo per Roma Fiumicino. A Benevento, è stato il sindaco Clemente Mastella in persona a far chiudere per precauzione un ponte progettato da Riccardo Morandi.
Nel 2013 doveva partire un programma straordinario di manutenzione dei ponti, dei viadotti e delle gallerie, gestito da Anas, con soldi dello Stato. Si è partiti con 2-3 anni di ritardo. Il programma Anas 2016 – 2020 prevede 350 milioni l’anno per interventi su ponti e viadotti.

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