Con quel nome un po’ così

In uno dei numeri di questa rubrica avevo parlato dei soprannomi, qualcosa che non ti togli mai di dosso al Centro e al Sud. Ma c’è qualcosa che va anche al di là del soprannome ed è il nome. Quello te lo porti dietro veramente dal battesimo all’estrema unzione. E pure oltre, sulla lapide. E quante volte devi pronunciarlo il tuo nome. A scuola, tanto per cominciare, dove certo i compagni di classe teneri non sono. A un esame. Al telefono. Per fare un documento. E quante volte, se si tratta di un nome atipico, tocca ripeterlo più volte finché l’interlocutore, magari con un sorriso, recepisce.

Bene, da queste parti ho scoperto che le mamme e i papà non vogliono tanto bene ai loro bambini. Nel senso che non si preoccupano del fatto che poi il nome sarà per sempre la vera carta d’identità del neonato che intanto si è fatto grande. Non si spiegherebbe altrimenti la quantità di nomi strani, talvolta ridicoli, che ho sentito da quando mi sono trasferito qui. Voi chiamereste vostra figlia Tontolina? No, non per dire che ci mette un po’ a capire e a fare ciò che le viene detto. Proprio per nome. Bene, qui l’hanno fatto. Con buona pace di quella che, magari, proprio per la legge del contrappasso, diventerà ingegnere spaziale e approderà per prima su Marte.

Sicuramente più divertente e meno offensivo di Tontolina è Maggiolino. Anche se viene in mente subito il film in cui il maggiolino tutto pazzo di Walt Disney fa un po’ quello che vuole (altro che guida autonoma, qui parliamo del 1968). Herbie, questo il nome della macchina. Ma, mi dicono, Maggiolino uomo forse è nato prima della pellicola. In ogni caso, non ho indagato su quale auto possegga. Magari proprio una Volkswagen?

Giuro che, prima di venire qui, non avevo mai sentito questi due nomi propri. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che non sono poi tanto meglio Chanel o Thor. Neanche italiani, ma appioppati a chi italianissimo è solo per vantarsene con gli altri genitori, forse. Spiegando che Paolo, Andrea e Giulia sono troppo terra terra.

Meno strano, ma comunque degno di nota è pure Mosè. Così come Noè, che suppongo abbia almeno una cascina con tanti animali. Sul primo, invece, non mi esprimo perché non so se abbia ricevuto le Tavole o meno e quindi voglio evitare di dire qualcosa che lì sopra è vietato. L’ultimo che ho sentito è Enea. Ma in questo caso, più che a lui, bisognerebbe guardare alla madre. Può forse fare concorrenza alla ‘vera’ madre dell’eroe mitologico, ossia alla dea della Bellezza Venere?

di Alessandro Pignatelli

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